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Il titolo dice tutto: in “Covers” James Taylor reinterpreta brani altrui. Non c'è molto altro da dire, per certi versi, se non la scoperta del repertorio, che va da “Suzanne” di Leonhard Cohen a “Wichita lineman” di Jimmy Webb, rispettivamente un classico della canzone d'autore e un classico di quello che qualcuno chiama “Easy listening”, ma anche una delle più belle canzoni americane dei decenni passati.
L'accusa che spesso si fa a James Taylor è proprio quella di scivolare troppo verso l'ascolto facile. Vero, ma è un complimento, non un limite: la sua voce, la sua musica scivola via che è un piacere e queste canzoni sembra che le abbia scritte lui, che è il miglior complimento che si possa fare ad un disco di cover. Ma tutto non si limita alla canzone malinconica. C'è un altro lato della musica di Taylor che questo disco rappresenta bene, che è quello più bluesato e corale: non stupisce vedere in scaletta classiconi come “Hound dog” (resa famosa da Elvis), “Not fade away”, o “Summertime blues”. Quest'ultima è lontana anni luce dalla versione ruvida e rock che Bruce Springsteen ne ha offerto in apertura del suo concerto di San Siro: ma Taylor non ha nessuna intenzione di fare il trascinatore di masse, e neanche l'agit-prop arrabbiato come il suo collega Jackson Browne, in uscita guarda caso negli stessi giorni con un disco a metà tra denuncia politica e riflessione intimista, di cui vi parleremo presto.
No, con “Covers” James Taylor vuole fare solo l'intrattenitore di buon livello: in questa ottica. L'album è un ottimo risultato.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST
"It's growing”
“(I'm a) road runner”
“ Wichita lineman”
“ Why baby why”
“ Some days you gotta dance”
“ Seminole wind”
“ Suzanne”
“ Hound dog”
“Sadie”
“ On Broadway”
“Summertime blues”
“ Not Fade Away”





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