CondividiCerca TestiAcquista


Lasciamo perdere la cosiddetta "Scena di Bristol": ammesso che sia esistita, è cosa di un anno e mezzo fa e nessun media musicale britannico ne parla più da, appunto, un anno e mezzo. Parliamo di "Portishead", il secondo lavoro dell'enigmatico gruppo della timidissima cantante Beth Gibbons, da un punto di vista esclusivamente musicale. E allora diciamo che è una botta tremenda. Bello? E come si fa a dirlo? Certo è una cosa sfuggente, isolazionista, spesso claustrofobica, con la produzione volutamente lo-fi. Il manifesto è forse "Undenied", terzo pezzo. Fruscii da giradischi in sottofondo, melodia straziante, disperata, alla This Mortal Coil, background musicale minimalista. La voce di Beth è una passeggiata nell'inverno, nella pioggia più nera. Il finale è un carosello triste, da struggimento. Anche la seguente "Over", prossimo singolo del gruppo, non è forse da meno: il suono è distante, la sua voce filtrata, pare che la band stia suonando nel palazzo di fronte. Un esercizio agghiacciante, in un certo senso estremo, nondimeno potente. Se poi a "Mourning air" togli un paio di fiati e cambi la ritmica, ti ritrovi con la stessa atmosfera d'un pezzo dei Joy Division: la stessa discesa negli anfratti più bui dell'anima, lo stesso senso d'impotenza. I Portishead, o forse Dio, ci hanno dato un CD lontanissimo dalle mode, alle quali concedono solo quelle sfumature lo-fi che in questo momento storico non stonano. Per il resto, un lavoro magistrale, unico, difficilmente ripetibile, che marlonbrandeggia con noncuranza, evocatio suprema. Il bello, che concetto sfuggente.

TAGS:

Elettronica, Portishead

Le Ultime 20 Recensioni di Rockol

Miss Chain & the Broken Heels - The dawn
Miss Chain & the Broken Heels
THE DAWN
DNA
Little Mix
DNA