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Le ultime notizie lo danno per libero: dal carcere, dalla droga e da Kate Moss. Chissà, forse per Pete Doherty è giunto davvero il momento di mettere la testa a posto e dedicarsi pienamente a quella che pare essere la sua passione e professione: la musica. Il primo album dei Babyshambles (“Down in albion”, 2005), la sua creatura post-Libertines, fu un disco senza grandi pretese, troppo frammentato e altalenante, insomma non quello che ci si poteva aspettare da un personaggio con un curriculum come quello di Pete.
Con il nuovo lavoro “Shotter’s nation” i Babyshambles rilanciano la loro offerta musicale, cercando di darle quel tocco di maturità in più che mancava all’esordio. E ci riescono.
Si nota subito un sound maggiormente coeso e lucido, grazie anche alla collaborazione con il sapiente produttore Stephen Street (Smiths, Blur), il quale ha svolto anche la funzione di severo maestro e rigido controllore. Ecco allora che le frettolose strimpellate del primo lavoro si riducono drasticamente, mentre emergono singoli di grande impatto e diversi episodi da appuntare sotto la voce “davvero interessante”.
Partendo proprio da questi ultimi ecco “Unstookie titled” e “Lost art of murder”: la prima è un delicato indie-pop, marchiato da una soffice chitarra elettrica; la seconda è una leggiadra ballata per chitarra e voce che richiama gli anni Settanta, specialmente alcuni episodi di “Led Zeppelin III” (in particolare “That’s the way”).
Non si possono non citare anche il rock Seventies e l’Hammond di “Crumb begging”, il ritornello punk di “Side of the road” e soprattutto “There she goes”, una accattivante filastrocca dal sapore jazz.
Come si diceva sopra non mancano un paio di singoli più rock, orecchiabili, tipicamente dedicati al mercato inglese e tutto sommato piacevoli: “Delivery” (non a caso il primo estratto dall’album) e “You talk”.
Insomma “Shooter’s nation” è davvero un buon disco. Pete Doherty sembra aver ritrovato una vena compositiva fresca e variegata ed il produttore Stephen Street ha portato quella ventata di disciplina di cui necessitava lo sregolato artista. Se non si farà travolgere nuovamente dalla droga e dal music-biz ne sentiremo delle belle. In bocca al lupo, Pete.

(Ercole Gentile)

TRACKLIST:
“Carry on up the morning”
“Delivery”
“You talk”
“Unbilo titled”
“Side of the road”
“Crumb begging”
“Unstookie titled”
“French dog blues”
“There she goes”
“Baddies boogie”
“Deft left hand”
“The lost art of murder”





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