TAGS: Rock, YES, I'M A WITCH, Yoko Ono

Sortilegi da strega: a 74 anni e con un piccolo (anzi, no: grande) aiuto dei suoi amici, Yoko si inventa un disco intrigante e vivace, curioso e assolutamente à la page. C’entra l’alchimia, e un’eredità artistica che in molti (compreso chi scrive) hanno sottovalutato e sminuito. E conta più lo spirito che la presenza “fisica”: di suo, oltre alla partitura delle canzoni (roba antica: fine anni ’60, ’70 e ’80) e a qualche sporadica traccia strumentale, qui sopravvive solo quella famosa vocetta stridula, i rantoli e i miagolii, i sussurri e le grida che ai tempi fecero ammattire, inorridire, imbestialire tanti fan “traditi” dei Beatles e non solo. Recuperata dalle incisioni originali e gettata, col suo soddisfatto beneplacito, nel frullatore da un gruppetto di riot grrrls, dj trendy, hip hoppers, prog e indie rockers invitati a sbizzarrirsi in cucina: autorizzati a remixare a loro piacimento i master multitraccia in omaggio allo spirito free form e anarcoide caro alla giapponese, quasi tutti hanno pensato bene di cucirle addosso abiti nuovi e su misura. Sorpresa: il corpo nudo delle canzoni e persino la voce, quella sua voce atonale e male educata, non sono invecchiati per niente e si dimostrano adatti a tutte le stagioni (sarà per questo che “Yes, I’m a witch” non è il primo album di remix di Yoko Ono e non sarà neppure l’ultimo: una nuova puntata, “Open your box”, è già annunciata per aprile). Al contrario, suonano ultramoderni, super cool, ancora “avanti”, e forse per questo hanno attratto come mosche al miele ammiratori dai quattro punti cardinali del pop. Hanno rivestito, truccato, reso più presentabile la signora Ono, i suoi ospiti, ma non l’hanno snaturata. Sopravvivono il gusto per la provocazione, l’ironia, il tocco di surreale follia e l’amore del rischio tipici del suo “non fare musica”: come nelle “performance” enigmatiche e spiazzanti a cui ci aveva abituati ai tempi della Swingin’ London, e dei “bed in” con l’amato John. La si era mai sentita così dolce, lirica, “musicale” come in questa nuova “Death of Samantha”, che i Porcupine Tree di Steve Wilson avvolgono in una morbida e sognante coperta pinkfloydiana? Credo proprio di no. Ed ecco l’altra sorpresa: c’è un succo melodico da estrarre, sotto la corteccia dura e tagliente della non-musica di Yoko. Ci si prova con bei risultati anche Antony, che di “Toyboat” amplifica l’aria nostalgica e il fanciullesco stupore. Si cimentano i Polyphonic Spree, sempre un po’ caotici e strabordanti, che nel loro costume trasformano “You and I” in un colorato mini-musical. E poi gli Apples In Stereo, che di “Nobody sees me like you do” fanno una scampanellante produzione spectoriana, e l’elegante ambient designer Craig Armstrong. Ci sono tante ragazze, qui, che in Yoko scorgono evidentemente un modello di indipendenza di pensiero e di protofemminismo. Peaches e la sua “Kiss kiss kiss”, filastrocca robotica e glaciale; Cat Power in mood acustico e meditativo, Le Tigre pronte a graffiare “Sisters o sisters”. E poi nomi meno conosciuti ma in sintonia con il progetto: ecco le chitarre surf dei Blow Up, il techno pop degli Sleepy Jackson, i ritmi funk/r&b degli Shitake Monkey (un trio di ex produttori della Sony messisi in proprio), e i Brother Brothers che inondano di rock&roll elettrico la title track “Yes, I’m a witch”: il brano manifesto (“Sì, sono una strega/sono una stronza/me ne frego di quel che dici”), che Hank Shocklee, già collaboratore dei Public Enemy, sottopone ai suoi trattamenti shock-elettronici. Altri guru della musica sintetica, DJ Spooky e Jason Pierce degli Spiritualized, radicalizzano il discorso, e più ancora di loro i visionari (a volte anche troppo…) Flaming Lips di Wayne Coyne: che, preso possesso del reperto più scottante di tutti (il delirio live di “Cambridge 1969”) piegano le urla belluine della Ono e i feedback di Lennon a una loro idea di musica futuribile a metà strada tra Ornette Coleman e i Kraftwerk. Il bello è che funziona, come buona parte di questo disco. Diabolica Yoko, stavolta il trucco le è riuscito: e senza muovere praticamente un dito.


(Alfredo Marziano)

TRACKLIST:
“Witch shocktronica (intro)” with Hank Shocklee
“Kiss kiss kiss” with Peaches
“O’oh” with Shitake Monkey
“Everyman everywoman” with Blow Up
“Sisters o sisters” with Le Tigre
“Death of Samantha” with Porcupine Tree
“Rising” with DJ Spooky
“Nobody sees me like you do” with Apples In Stereo
“Yes, I’m a witch” with The Brother Brothers
“Revelations” with Cat Power
“You and I” with Polyphonic Spree
“Walking on thin ice” with Jason Pierce of Spiritualized
“Toyboat” with Antony di Antony and the Johnsons e Hahn Rowe
“Cambridge 1969/2007” with Flaming Lips “I’m moving on” with Sleepy Jackson
“Witch shocktronica (outro)” with Hank Shocklee
“Shiranakatta (I didn’t know)” with Craig Armstrong





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