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Ennio Morricone
WE ALL LOVE
Sony Bmg (CD)



 Ennio Morricone
Tag: Classica, Ennio Morricone, WE ALL LOVE

L’omaggio non poteva cadere più tempestivo, naturalmente, nei giorni che precedono l’assegnazione di un Oscar alla carriera e una soglia di attenzione mai così alta nei confronti del grande compositore italiano (soprattutto negli Stati Uniti, dove ultimamente si susseguono concerti, ricevimenti e celebrazioni in suo onore). Da quando la Academy ha reso nota la sua sacrosanta decisione non è passato poi tanto tempo: eppure i curatori italiani di questo progetto discografico, che vede l’energico, settantanovenne musicista impegnato in prima persona, sono riusciti a rispettare i tempi confezionando la scaletta con registrazioni d’archivio (comprese un paio di “autocitazioni” dell’autore…) ma anche parecchio materiale inedito. Una bella corsa contro il tempo, immaginiamo, ma non dev’essere stato troppo difficile convincere i blasonati ospiti a darsi una mossa, complice l’enorme prestigio di cui Morricone gode in tutto il mondo (nell’ambiente rock, per dire, è idolatrato quasi quanto Bob Dylan…). Il risultato è un piccolo caleidoscopio di schegge musicali, molto colorato ma anche caotico, considerando l’eterogeneità stilistica dei nomi coinvolti, più ancora che del repertorio. C’è da sbizzarrirsi, e anche da perdersi, tra metallari e virtuosi del gorgheggio, cantautori che non cantano e strumentisti di serie A provenienti dal mondo classico e jazz, nomi di cassetta (tanti) e artisti di nicchia come la parigina di Londra Vanessa Contenay-Quinones, accompagnata dai suoi O’s in cui milita anche lo Smashing Pumpkin James Iha: la loro “Je changerais d’avis”, vecchio successo di Mina in Italia (“Se telefonando”, testo di Maurizio Costanzo) e di Françoise Hardy in Francia, qui riletto fedelmente in stile beat d’antan, è uno degli intermezzi più freschi e gradevoli di questi settanta minuti di montagne russe. C’è molta musica orchestrale, a sottolineare il lato più “serio” e ambizioso del Nostro: e i brani più ariosi del Morricone della maturità si prestano docilmente alle ugole spiegate di Celine Dion (che riadatta per l’occasione il celebre tema da “C’era una volta in America”) e di Bocelli (la sua “Conradiana” risale invece a una decina di anni fa), della soprano Renée Fleming e della mezzosoprano Denyce Graves, e alle tante altre voci strumentali del disco, la tromba jazz di Chris Botti e l’oboe di Carlo Romano, il violino di Taro Hakase e il commovente, umanissimo, violoncello di Yo-Yo Ma. Gli altri ospiti presidiano soprattutto il lato più “pop” del songbook: Quincy Jones, con Herbie Hancock in libera uscita al piano elettrico, trascina l’immortale “The good, the bad and the ugly” (“Il buono, il brutto e il cattivo”) dalle polverose strade del West alle freeways di L.A. a ritmo funk/blaxploitation, con esito piacevole ma tutto sommato prevedibile. Torna il tema de “La leggenda del pianista sull’oceano” tradotto in canzone da Roger Waters (“Lost boys calling”) per la colonna sonora del film di Tornatore: e l’ex Floyd si dimostra particolarmente a suo agio con l’afflato lirico della partitura, assecondato da un Eddie Van Halen mai così compunto e sotto le righe. Altrettanto nascosto, anche di più, è Bruce Springsteen, forse il più atteso di tutti: all’epico tema di “Once upon the time in the west” (“C’era una volta il West) regala solo una timida chitarra elettrica, incisa in solitaria nel suo home studio e poi sovrapposta ai suoni dell’Orchestra Unione Musicisti di Roma registrati negli studi Rca della capitale. Anche i Metallica stazionano su territori conosciuti, quelli della leggendaria connection tra Morricone e Sergio Leone: assalendo a suon di rullanti e chitarre all’arma bianca, quella “Estasi dell’oro” (“The ecstasy of gold”) che per tanti anni ha fatto da sigla d’inizio dei loro concerti (e prima di loro, di quelli dei Ramones). Nonostante gli sforzi del Maestro, che si è prodigato a tessere “transizioni” strumentali ex novo tra un pezzo e l’altro, in sandwich tra un Bocelli e uno Yo-Yo Ma James Hetfield e compagni debordano come il ripieno di un hamburger double decker. E stridono un po’, come il passaggio tra la bossa nova in gommapiuma di Daniela Mercury/Eumir Deodato (il tema di “Metti una sera a cena”) e la vocalità drammatica di Dulce Pontes. Il punto è questo: se con questo album si vuole dare un’immagine di Morricone che vada al di là dello stereotipo limitante dello spaghetti western la missione è compiuta. Ma più omogeneità di linguaggio tra gli interpreti avrebbe magari giovato: auspicabile, magari, ma improbabile immaginare rocker e melomani, amanti del crossover e dell’easy listening seduti a conversare amabilmente allo stesso tavolo (e soddisfatti senza riserve di un disco come questo, che comunque compreranno in tanti).

(Alfredo Marziano)

TRACKLIST:
“I knew I loved you” – Celine Dion
“The good, the bad and the ugly” – Quincy Jones featuring Herbie Hancock
“Once upon a time in the West” – Bruce Springsteen
“Conradiana” – Andrea Bocelli
“The ecstasy of gold” – Metallica
“Malena” – Yo-Yo Ma
“Come sail away” – Renée Fleming
“Gabriel’s oboe” – Ennio Morricone
“Conmigo” – Daniela Mercury featuring Eumir Deodato
“La luz prodigiosa” – Dulce Pontes
“Love affair” – Chris Botti
“Je changerais d’avis” – Vanessa and the O’s
“Lost boys calling” – Roger Waters
“The tropical variation” – Ennio Morricone
“Could heaven be” – Denyce Graves
“Addio monti” – Taro Hakase
“Cinema paradiso” – Ennio Morricone

(15 Feb 2007)

© Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.

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