"...I get knocked down/ but I get up again/ you're never going to keep me down..." Chi è che non la conosce? In questo momento "Tubthumping" impazza nelle classifiche di vendita inglesi, dove i Chumbawamba si divertono a prendere in giro i Prodigy, e gode di una discreta rotazione sulle nostre radio e sui canali che trasmettono video musicali. Merito di un ritornello esaltante, di un coro da stadio e di un pezzo che sembra quasi mettere d'accordo i Clash con i Bronsky Beat. "Combact gay-folk", viene voglia di ribattezzarlo, ma soltanto per rendere l'idea di quello che l'album mette in mostra dall'inizio alla fine: i Chumbawamba mescolano insieme pop, istanze gay (già espresse in uno dei loro più famosi singoli di qualche anno fa, "Homophobia"), melodie e coretti tipicamente Housemartins accanto a ritmiche jungle, techno o più specificamente rock. Ascoltate "Mary, Mary" per farvi da soli un'idea: partenza melodicamente e volutamente confusa, in una sorta di trance-rock violento, poi break strumentale, ritornello con coro di voci bianche e controritornello che sembra preso paro paro da un disco dei Nirvana. Tutto il disco si svolge con grande omogeneità, anche se il brano d'apertura, "Tubthumping", rimane comunque una spanna sopra il resto. un disco che ha il suo maggiore pregio nella capacità di saper spaziare all'interno di tutto il macrocosmo musicale inglese, seppure prendendosi i propri tempi e i propri spazi, senza voler essere alla moda a tutti i costi. Un disco leggero e fantasioso, l'album che forse mancava ancora per far raccogliere al gruppo quello che aveva seminato fino ad ora, in 15 anni di onorata carriera.