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Impossibile non aver sentito il singolo “Crazy”: una bassa voce cantilenante suona su campionamenti accattivanti di organi e armonie fuori di contesto, in heavy rotation nelle radio e negli iPod di mezzo mondo. Immaginatevi un’intera gamma di pezzi che ne rappresentano una variazione in diversi toni e argomenti, ma sullo stesso stile, e capirete com’è l’album degli Gnarls Barkley, “St. Elsewhere”. Non solo quest’ode all’insanità mentale, quindi, arriverà a incuriosire il vostro udito, ma anche una serie di paranoie (“Smiley faces”), tendenze suicide (“Just a thought”), personalità multiple (“Transformer”) e persino necrofilia (“Necromanter”), esaltate da basi perfettamente accattivanti, costruite a partire da oscure tracce degli anni ’60. Questo strano mix di ironico hip-pop sembra un progetto satellite dei Gorillaz e in effetti il disco porta la firma di Danger Mouse, uno dei produttori di fiducia del gruppo di Damon Albarn, del quale ripropone lo stile. Non di plagio si tratta, bensì di comune ispirazione, che l’ex-Gorillaz sviluppa in modo personale con l’altra metà degli Gnarls Barkley: una personalità forte come quella di Cee-Lo. Ovvero il guru dei Goodie Mob, che dei suoi trascorsi musicali conserva il gusto per la sperimentazione vocale e lo stile soul-funky che arriva dalla Vecchia Scuola del Dirty South statunitense.
Un mix esplosivo, insomma, di creatività britannica e americana, che dà il suo meglio, oltre che nel famoso singolo, in pezzi che si candidano a diventare altri tormentoni di stagione come “The last time” e la reinterpretazione di “Gone daddy gone” dei Violent Femmes.

(Lisa Molinari)

TRACKLIST:
“Go-go gadget gospel”
“Crazy”
“St. Elsewhere”
“Gone daddy gone”
“Smiley faces”
“The boogie monster”
“Feng shui”
“Just a thought”
“Transformer”
“Who cares? ”
“Online”
“Necromancer”
“Storm coming”
“The last time






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