TAGS: L'ALDIQUA', Pop, Samuele Bersani

Il titolo la dice lunga: “L’aldiqua”, ovvero una realtà che sembra distante, e invece è qua, sotto i nostri occhi, e non sappiamo guardarla. Ogni tanto la musica ci offre uno sguardo diverso; più spesso si tratta di un punto di vista senza mezzi termini: epico e/o rabbioso e/o politico oppure, all’opposto, totalmente divertente, intrattenitore. In fin dei conti la cara, vecchia distinzione tra rock e pop nasce proprio su questa diversità di sguardi verso il mondo: la trasgressione vs. l’entertainment.
Sono pochi, soprattutto in Italia, gli artisti che sanno andare oltre a questi steccati, che ti sanno raccontare quello che gira intorno con un sorriso, senza edulcorare nulla, senza ritornelli consolatori ma anche senza predicozzi. Samuele Bersani è uno di questi. Prendete “Lo scrutatore non votante”, la “instant song” che il cantautore romagnolo ha messo in rete lo scorso febbraio, mentre questo suo sesto disco “L’aldiqua” era ancora in lavorazione. Racconta la storia di tutti noi, di chi scruta e non vota, di chi tiene la casa in ordine ma non ospita nessuno, di chi prepara un viaggio senza partire, di chi va in Chiesa per dissentire dalla predica, e via contraddicendosi. La musica della canzone non è rock, certamente. Le canzoni di Bersani non lo sono mai state, e questo nuovo disco (che, dice Samuele, è stato scritto a partire proprio dalle musiche) non fa eccezione. Ha una cura dei suoni e una struttura musicale che si rifà più alla scuola dei cantautori. Anche i temi della canzone sembrano arrivare da quella scuola, appunto. Eppure, dopo un attimo ti ritrovi a cantare la melodia, come nel pop più divertente. E poi ti accorgi che stai canticchiando una storia tutt’altro che divertente, a ben vedere. E questo accade anche in altre canzoni, che hanno temi ancora più impegnativi, trattati in maniera ancora più dolce o ironica. Come il capolavoro del disco, “Occhiali rotti”, dedicata alla memoria del giornalista italiano Enzo Baldoni, ammazzato in Iraq: una storia tristissima, raccontata con una delicatezza e con un affetto difficili da tradurre in altre parole che non siano quelle della canzone.
Samuele dice che questo disco è meno cupo del precedente “Caramella smog”. Forse è vero, anche se a giudicare dai temi delle canzoni (si pensi anche al tema del lavoro fantasma di “Sicuro precariato”) potrebbe sembrare il contrario. Sta di fatto che la chiave ironica di Bersani rende piacevole l’ascolto anche di storie che spesso sono almeno idealmente "pesanti", e che il lavoro sulle musiche di “L’aldiquà” sicuramente rende più giustizia a queste stesse storie. In questo aspetto, e per le storie che racconta, per il modo in cui lo fa sicuramente “L’aldiquà” è un degno progresso in una delle carriere più singolari e per questi più belle della musica italiana.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST:
“Lascia stare”
“Occhiali rotti”
“La soggettiva del pollo arrosto”
“Lo scrutatore non votante”
“Sicuro precariato”
“Una delirante poesia”
“Maciste”
“Come due somari”
“Il maratoneta”
“Sogni”





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