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Ecco tutto quello che vi servirebbe se andaste in esilio sulla famosa isola deserta: la musica di Antony Hegarty.
Per provare a descriverlo si può cominciare dal fisico. Lui – la drag queen più trendy del momento, come l’hanno chiamato - è un corpulento ragazzone di età imprecisata, quasi due metri celati a fatica sotto larghe t-shirt. Viso pallido e parrucca di capelli neri, lunghi e lisci, si muove in modo sorprendentemente lieve, come se non volesse dare fastidio.
In breve, la storia: inglesi le origini, poi infanzia, adolescenza e isolamento autoinflitto in California – per paradosso, la terra in cui essere tristi non è permesso. Poi, nel ’90, l’approdo a New York, in anni di Aids, arte e paure. Prima per fare cabaret en travesti e dopo dieci anni, finalmente, musica.
Oggi dicono di lui che è un incrocio tra Nina Simone e Jimmy Scott; che le sue ossessioni personali sono Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Cocorosie, Otis Redding, e poi la Isabella Rossellini che si esibiva a notte fonda nei night di “Blue Velvet” (David Lynch), ma ogni riferimento rischia di sembrare inutile o perlomeno insufficiente. Per tentare ancora di raccontare Antony viene da usare ossimori: angelico e diabolico, incantevole e alieno, cristallino e infernale, sublime e ctonio, capace per questo di ascese mistiche e cadute irrefrenabili agli inferi, di discese ardite e risalite in pochi minuti di canzone.
E già, i brani: spesso sono per voce sola e pianoforte (“Hope there’s someone”, “For today I am a boy”, “You are my sister”), a volte arricchiti da viole, violini, fisarmoniche, e rendere più prezioso il pacchetto ecco la collaborazione illustre di due apprezzati emergenti (Devendra Banhart e Rufus Wainwright) e due icone (Lou Reed, già suo padrino e protettore, e Boy George), che quasi certamente ora van fieri di aver avuto un ruolo in questo splendido disco. Fatto di musica che illumina la vita e di parole semplici, disarmanti, quasi banali epperò – per Antony – verissime: “For today I am a boy, but when I grow up I’ll be a beautiful woman”.
“I am a bird now” è la fenomenologia dello sdoppiarsi di Antony in un riflesso di donna: appena dieci tracce che non hanno bisogno di niente, che suonano bene in qualunque contesto e che dal vivo emozionano come poco altro. Un disco che piace a chi non sa niente di musica e anche ai più esperti, gli snob dal palato esigente. Il disco che dovreste comprare se quest’anno aveste i soldi per un unico acquisto. Sebbene paradossalmente i suoi capolavori, secondo alcuni, stiano nel primo album e addirittura in un ep del 2001, “I fell in love with a dead boy”, mi sono innamorato di un ragazzo morto. Solo lui ne sarebbe capace.

(Paola Maraone)

TRACKLIST:
“Hope there’s someone”
“My lady story”
“For today I am a boy”
“Man is the baby”
“You are my sister”
“What can I do?”
“Fistful of love”
“Spiralling”
“Free at last”
“Bird gehrl”



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