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Il fare di necessità virtù elevato ad arte. I Wilco sono sfigati, nel senso quantitativo, non qualitativo: gliene capitano di tutti i colori, ed ogni volta riemergono, più forti e bravi di prima.
Gli è successo con il noto caso del loro penultimo disco, “Yankee hotel foxtrot”, rifiutato dalla casa discografica, diffuso in rete tra i fan, finalmente pubblicato e diventato il loro best seller. Succede spesso a loro personalmente (i vari problemi di salute del leader Jeff Tweedy). Ed è successo anche con la registrazione di questo doppio live, inciso nel corso di diverse serate lo scorso maggio nella natia Chicago. John Stirrat, bassista e alter ego storico di Tweedy, ha raccontato a Rockol (che l’aveva incontrato a settembre in occasione della data milanese del gruppo) tutti i problemi tecnici che la band ha avuto in quell’occasione.
Ma l’imperfezione è ciò che rende interessante l’arte, e il rock non fa eccezione. Oddio, di imperfezioni qua non è che se ne sentano molte: qualche traccia di quei problemi è rimasta in questo doppio disco (come la batteria elettronica che parte solo alla fine di “Heavy metal drummer”, con una reazione divertita di Tweedy). Si sente invece una band che ha saputo fare dei propri limiti un pregio, sporcando melodie tipicamente americane/retrò con suoni che arrivano invece dall’avanguardia (le chitarre dissonanti, per esempio).
Insomma, il suono dei Wilco è vero, passionale e sentito. Lo è già su disco, immaginatevi dal vivo (e se non li avete mai visti è un vero peccato: quel concerto milanese, a detta di chi scrive, è stato uno dei migliori del 2005); la formazione allargata a sei (due chitarre e due tastiere) permette a Tweedy di estendere i confini dell’interpretazione dei loro brani, che sono prevalentemente quelli degli ultimi due dischi, “Yankee hotel foxtrot” e “A ghost is born”.
“Kicking television”, così, diventa uno dei più belli tra i numerosi nuovi dischi live in uscita in questo periodo. Sicuramente il più rock e il più passionale: un terreno in cui i Wilco non hanno rivali; sentitevi la versione di “Spiders (Kidsmoke)”, già chilometrica su “A ghost is born” ma ancora più trascinante nelle sue continue accelerazioni chitarristiche. O sentitevi la partenza elettrica di “At least that’s what you said”, tanto per fare un esempio. Questo è un disco che fa venire una gran voglia di vedere la band dal vivo. Questo è il miglior complimento che si può fare, sia al disco che alla band.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST:
CD1:
"Misunderstood”
“Company in my back”
“The late greats”
“Hell is chrome”
“Handshake drugs”
“I am trying to break your heart”
“Shot in the arm”
“At least that’s what you said”
“Whishful thinking”
“Jesus etc. ”
“I’m the man who loves you”
“Kicking television”

CD2
“Via Chicago”
“Hummingbird”
“Muzzle of bees”
“One by one”
“Airline to heaven”
“Radio cure”
“Ashes of american flags”
“Heavy metal drummer”
“Poor places”
“Spiders (kidsmoke) ”
“Comment”



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