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Una delle canzoni più belle degli ultimi anni – anzi, forse dell’intera storia della musica pop, e non credo di esagerare – l’ha scritta Trent Reznor. L’ha scritta per i suoi Nine Inch Nails, ma non l’ha cantata lui. Era “Hurt” brano inserito in “The downward spiral”, grande disco di questa grande one-man band. L’ha scritta lui, ma è solo quando l’ha cantata Johnny Cash un paio di anni fa che quella canzone – mi fa venire i brividi solo a pensarci – è diventata immensa, passando dal racconto dell’autodistruzione di un drogato alla storia di un uomo malato alla fine della propria vita. E’ diventata il testamento di Cash.
Anche solo per questo dovremmo essere grati a Reznor. Eppure i suoi Nine Inch Nails brillano da sempre di luce propria. Anche se Reznor è uno che fa un disco ogni 5 anni: “With teeth” segue il doppio “The fragile” del 1999, a cui erano seguiti un disco di remix ed un live. Solo che il successo inaspettato di quella canzone, l’eco mediatica e sentimentale che ha avuto hanno sconvolto un po’ tutti.
Reznor per primo, che – come ha dichiarato recentemente a Mojo - è entrato in studio con l’idea di fare un disco più semplice proprio dopo avere sentito come Cash aveva rivoltato come un calzino quella canzone, suonandola con una chitarra acustica e un piano.
Il problema è che i Nine Inch Nails si sono fatti conoscere per il loro rock sporcato ad arte con suoni elettronici e di derivazione industriale. Insomma, Reznor è un genio dello studio di registrazione, uno che riesce a devastare una canzone pur facendola rimanere tale; uno che riesce a farti accapponare la pelle non solo cantando di autodistruzione, ma facendotela sentire, nei brani più violenti come in quelli più cupi.
“With teeth”, per la cronaca, non è un disco alla Johnny Cash. Inizia con la canzone più bella del disco, “All the love in the world”, perfetto mix di piano, elettronica e atmosfere alla Depeche Mode. Poi parte con una scarica ritmica ed elettrica degna dei tempi migliori: il rock disturbato e disturbante di “You know what you are?”. Prosegue ammiccando al rock da radio americana (il singolo “The hand that feeds”) e alternando momenti cupi ad altri più rabbiosi. Il prototipo sono canzoni come “Every day is exactly the same” che uniscono tutte le anime della band: le chitarre distorte, la voce rotta di Reznor che canta di cose non propriamente allegre (la rabbia, la disillusione), le basi elettroniche, il piano.
Alla fine “With teeth” è un disco che, come quella canzone, riassume la carriera dei Nine Inch Nails. E’ meno violento od ossessivo che in passato, e in questo sta il risultato della dichiarazione d’intenti di cui si diceva prima. E’, per quanto può esserlo un disco dei NIN, più diretto. Forse qualcuno potrà accusarlo di essere troppo “commerciale”. Sicuramente manca un po’ sorpresa, qua dentro. Però la verità è che, nel suo genere, Reznor rimane imbattibile, anche quando consegna dischi belli, ma meno geniali come questo.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST:
“All the love in the world”
“You know what you are?”
“The collector”
“The hand that feeds”
“Love is not enough”
“Every day is exactly the same”
“With teeth”
“Only”
“Getting smaller”
“Sunspots”
“The line begins to blur”
“Beside you in time”
“Right where it belongs”.



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