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E’ una curiosa coincidenza che i tre gruppi "independenti" italiani più importanti abbiano pubblicato i loro nuovi dischi nello spazio di poco più di un mese. Hanno iniziato i Marlene Kuntz, poi gli Afterhours, chiudono il trittico i Subsonica con “Terrestre”.
Scelte diverse: i Marlene non sono più "independenti" discograficamente da tempo, ma il loro atteggiamento lo è eccome: hanno dato alle stampe un disco lirico, fuori dagli schemi. Gli Afterhours lo sono in tutto e per tutto. I Subsonica, invece, sono appena passati ad una major, consegnando però contestualmente il loro disco più elettrico e rock.
L’aggettivo “rock”, perfetto per Marlene e Afterhours, si adatta ora bene anche al gruppo di Torino, che invece arriva dall’elettronica. “Terrestre” è un disco che arriva dopo un periodo pieno di successi e anche di difficoltà. Il successo del disco precedente "Amorematico", il tour dei record, la celebrazione con il live “Controllo del livello di rombo”. Ma anche la separazione traumatica e polemica dalla Mescal (con i recenti strascichi legali - vedi news), l’etichetta che li ha lanciati.
Insomma, il “difficile quarto album”. A dispetto di quanto possano pensare le malelingue, i Subsonica non hanno cambiato attegiamento. Anzi, se ne sono usciti con un disco che non rinnega il passato, ma certo è assai coraggioso. Un disco rock, per l’appunto, dove sono le chitarre e il suono “da band” a farla da padrone. Sentire il singolo “L’abitudine” è illuminante al proposito, ma meglio ancora è lo shock elettrico iniziale di “Corpo a corpo”, o la ballata “Incantevole”. Come ha raccontato lo stesso Casacci nell’intervista a Rockol (vedi news), la band ha invertito il processo di lavorazione delle canzoni: partendo dagli strumenti, e non da un computer. Non ha dimenticato la dance, come dimostra la lunga e ipnotica “Alba a quattro corsie” (che ricorda i Faithless, altro gruppo abile a “suonare” l’elettronica), ma ha semplicemente fatto una scelta diversa.
Nel complesso, “Terrestre” è un disco che suona “alla Subsonica”, pur suonando in maniera diversa dal solito. Ha un limite: un suono troppo "pesante", alla lunga, che rischia di perdere in leggerezza pop laddove guadagna in impatto rock. In altre parole, chi cerca canzoni d’impatto diretto (leggi: “i singoli”), forse potrebbe rimanere deluso. Chi invece vuole ascoltare un gruppo che va avanti, che rimane fedele alla propria identità rinnovandola, ha pane per suoi denti.

(Gianni Sibilla) .

TRACKLIST:
“Corpo a corpo”
“Ratto”
“Vita d’altri”
“Abitudine”
“Gasoline”
“Incantevole”
“L’odore”
“Alba a quattro corsie”
“Salto nel vuoto”
“Giorni a perdere”
“Amantide”
“Terrestre”
“Le serpi”
“Dormi”





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