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‘Belle malattie’, giocando su quell’assonanza che in inglese per poco non unisce la parola ‘malady’ (malattia) a ‘melody’ (melodia). Si intitola così l’antologia Island dedicata a Tom Waits, 23 brani su un solo cd che non a caso mettono insieme la produzione più eterogenea, febbricitante e inquietata dell’unico vero grande re dei bassifondi che la musica rock possa vantare. Era il 1982 quando Waits passò dalla Asylum - etichetta con cui aveva pubblicato lavori sognanti e ispirati come "Small change", "Blue valentine", "Heartattack & wine" e svariati altri - alla Island, e tutto nel suo mondo musicale si predisponeva per un cambiamento. "Swordfishtrombones" racconta di un altro Waits, circense e metallico, offrire in musica resoconti deviati e conturbanti, figli di una voglia quasi assoluta di fare a pezzi il passato deturpandolo nel presente. Gli album successivi - "Raindogs", "Frankie’s wild years", "Big time", "Bone machine" e "Black rider" - esploreranno quella terra di pochi che sarebbe divenuta la canzone di Waits, fatta di martelletti scordati, fiati ubriachi, voci ‘come clacson’ (lo dice lo stesso Waits) e una musica che è perenne movimento. Waits si dedicherà al cinema, come attore e come compositore di colonne sonore, ma anche al teatro e a rappresentazioni varie. Il panorama della sua musica si allarga, la sperimentazione coglie anche qualcosa di europeo, di brechtiano, verrebbe quasi da dire. Sono album originali, così come uno spaccato originale di quella produzione è quest’antologia che di quel periodo - tuttora sospeso per una voluta inattività - assomma diverse canzoni. "Innocent when you dream", "I don’t wanna grow up", "Time", "Hang on St. Christopher", sono delle epopee più che dei singoli titoli, tracce sporche di un’ispirazione sempre al servizio di se stessa, prima che di ogni altra cosa. Waits è l’artista per definizione, quello che se ne fotte e semina dietro di sé soltanto dei puntini di sospensione. "Beautiful maladies" non vi regalerà quelle ballad che vi hanno frantumato il cuore negli "Asylum years", ma un’inquietudine pervicace e malsana, condita di testi epocali, sprazzi e squarci di un’umanità reietta e nascosta che Waits racconta e vive come nessuno. Fango e innocenza, bellezza e malattia, appunto: 23 canzoni sporche di vita e di notte, firmate Tom Waits. Fate voi... Track list:
Hang on St. Christopher
Temptation
Clap hands
The black rider
Underground
Jockey full of bourbon
Earth died screaming
Innocent when you dream (78)
Straight to the top
Frank’s wild years
Singapore
Shore leave
Johnsburg, Illinois
Way down in the hole
Strange weather (live)
Cold, cold ground (live)
November
Downtown train
16 shells from a thirty-ought six
Jesus gonna be here
Good old world (waltz)
I don’t wanna grow up
Time



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