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Kanye West,
THE COLLEGE DROPOUT
Questo disco si è classificato all'11° posto nel referendum della redazione di Rockol.
Nello spazio recensioni trovate in questi giorni il “countdown dal 15° al primo posto: il vincitore verrà annunciato lunedì 17 gennaio.
Lui è quello che ha prodotto “Stand up” di Ludacris. E “Bonnie & Clyde ‘03” di Jay-z&Beyoncé. E “You don’t know my name” di Alicia Keys”. E già che ci siamo anche “Get by” di Talib Kweli. Lui è Kanye West e il suo primo album come interprete è il passaporto per il successo di un talento assoluto. Già molto impegnato come produttore (vanta crediti sui dischi di Alicia Keys, Ludacris, Eve, Mos Def, Nas, Talib Kweli nonché Jay-z, suo amico e produttore), Kanye ha fatto le cose sul serio anche come recording artist, confezionando un album in grado di mettere d’accordo i fan più radicali del genere con un pubblico più trasversale sicuramente meno affine alla materia. “The college dropout” – immaginario concept che si svolge lungo un anno scolastico e culmina nella dipartita dal college del suo protagonista – è un album che non bada al risparmio, tanto in termini di durata che di quantità e qualità di elementi: Kanye mette sul tavolo le sue innate qualità di produzione, un’immaginazione in termini musicali che non ha niente da invidiare – anzi… - a quella del suo mentore Jay-z, la arricchisce con le più svariate citazioni e contaminazioni di genere - pescando dal soul Stax al gospel, dalla Motown al funk, dal puro dancefloor all’hip hop della old school, e, non ultimo, gioca la carta degli ospiti di peso, chiamando a raccolta Ludacris (“Breathe in breathe out”), lo stesso Jay-z (“Never let me down”), Jamie Foxx, Twista (i loro interventi in “Slow jamz” sono da antologia), l’Harlem Gospel Choir, Mos Def (in “Two words”), Talib Kweli (in “Get em high”) e Syleena Johnson (su “All falls down”). Il risultato è un disco caleidoscopio che ricorda i primissimi De La Soul per lo sforzo creativo e il contenuto assolutamente fruibile e colorato, ma se ne differenzia per la caratura ancora più notevole delle composizioni: c’è veramente poco di superfluo in questo capolavoro dell’hip-pop, se mi si perdona il brutto gioco di parole, capace di alternare atmosfere sensuali a momenti più ludici e ad altri maggiormente cupi e introspettivi. L’amore per la tradizione musicale black viene fuori ad ogni piè sospinto, a cominciare dalle citazioni velocizzate di “Through the fire” di Chaka Khan - che qui si trasforma in “Through the wire” – per continuare con quelle di Marvin Gaye, ma in generale è tutto l’album ad essere un figlio di quel glorioso passato senza dimenticare di conservare i piedi ben piantati nel presente. Tra i brani meritano una citazione ulteriore “Family business” e “Last call”, brano che arriva ad album ormai finito, come una ghost track, e regala ancora Kanye West, in splendida solitudine, per 24 minuti. Per molti, e anche per chi scrive, il disco hip hop dell’anno 2004.
(Luca Bernini)
TRACKLIST
“Intro”
“We don’t dare”
“Graduation day”
“All falls down” (featuring Syleena Johnson)
“I’ll fly away”
“Spaceship” (featuring Gic and Consequence)
“Jesus walks”
“Never let me down” (featuring Jay-z and J Ivy)
“Get em high” (featuring Talib Kweli and Common)
“Workout plan”
“The new workout plan”
“Slow jamz” (featuring Twista and Jamie Foxx)
“Breathe in breathe out” (featuring Ludacris)
“School spirit skit 1”
“School spirit”
“School spirit skit 2”
“Lil Jimmy skit”
“Two words” (featuring Mos Def Freeway & The Harlem Boys Choir)
“Through the wire”
“Family business”
“Last call”
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