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Ogni tanto è un piacere smentirsi e constatare di avere avuto torto. Avevo concluso la – peraltro positiva – recensione del disco d’esordio del Kings Of Leon dicendo più o meno: sì, queste band del revival rock non sono male, ma fanno dischi che non lasciano grandi spiragli per la crescita e l’evoluzione.
Invece. Invece ecco una bella smentita: è passato poco più di un anno, e i fratelli Followill sono di nuovo sulla scena. Si sono tagliati i capelli, e sembrano un po’ meno i Creedence Clearwater Revival, e non solo nell’immagine. In questo lasso di tempo, sono cresciuti, i ragazzi; contro ogni previsione (o meglio: contro la mia previsione), hanno saputo trovare una strada nuova per la loro musica. “Aha shake heartbeat” è un disco che si sgancia piacevolmente dal cliché della band garage rock modaiola. Insomma, a fronte di gente come Strokes che alla seconda prova ha ricopiato in bella calligrafia la prima, i Kings of Leon si presentano con disco di rock sempre grezzo e secco, ma anche dagli orizzonti più ampi.
Canzoni come “King of rodeo” o il singolo “The bucket”, paradossalmente rimandano più al rock indipendente mixato con la new wave inglese (mostrando per esempio la stessa matrice degli Interpol) che non al garage a cui si rifacevano agli inizi.
Insomma: i Kings Of Leon non sono l’ennesima pallone gonfiato che si sgonfia al secondo disco. Almeno hanno saputo non ripetersi, e buttarsi su un altro terreno, seppur già praticato da altri: “Aha shake heartbeat” non è all’altezza del dischi degli Interpol (che rimangono davvero il termine di paragone per tutti i gruppi di questo revival rock), ma rimane un album bello ed estremamente piacevole.
Poi tutti gli altri discorsi rimangono. Rimane il fatto che questo presunto movimento è troppo pompato, soprattutto dalla stampa inglese (non a caso questo disco esce prima in Europa, che in America dove arriverà solo nel 2005). Rimane che spesso conta più l’immagine e la storia (e quella dei Followill – fratelli “sudisti” cresciuti con una stretta educazione cattolica – è di quelle perfette per i media). Rimane che questi gruppi raramente dicono qualcosa di veramente nuovo ed innovativo. Rimane però il fatto che in alcuni casi sono divertenti, e sanno anche non ripetersi: è il caso dei Kings Of Leon, ed è già un buon motivo per consigliarvi questo disco.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST:
“Slow night, so long”
“King of the rodeo”
“Taper Jean girl”
“Pistol of fire”
“Milk”
“The bucket”
“Soft”
“Razz”
“Day old blues”
“Four kicks”
“Velvet snow”
“Rememo”





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