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RESTA IN ASCOLTO
Gli è che questa non canta, urla, e francamente non se ne può più. Sarà anche l’album in cui doveva sfogare la sua rabbia, cantare il suo dolore, esorcizzare la sua sfiga o quel che l’è, ma insomma, non si può – proprio non si può – seguire sempre lo stesso schema: strofa&melodia, urlo, ritornello, urlo, fine. Laura, l’abbiamo capito che hai una gran voce, ma qui non siamo a una gara dell’oratorio, e questo che dovrebbe essere l’album della tua maturità ci sembra assomigli più che altro a una lista della spesa gridata. Basta!
Cambia registro, perché non riusciamo più a seguirti. Anzi, no, resta te stessa: in fondo probabilmente questo è il tuo modo di fare musica, e – altrettanto in fondo – forse va bene così, ché altrimenti non si spiegherebbe il tuo clamoroso successo, il tuo vendere – che insistente, che noiosa – ogni volta milioni di dischi come fossero noccioline quando ci sono musicisti che ringraziano Iddio se riescono a piazzare 5000 copie, il tuo essere amata, anzi adorata, anzi idolatrata in tutto il mondo da schiere di fan come te urlanti e gioiosi e, naturalmente, sempre più entusiasti. Quegli stessi fan che probabilmente scriveranno a Rockol riempiendomi di insulti e inanellando lettere che cominciano tutte allo stesso modo: “Vorrei dire alla vostra giornalista – ammesso che si possa chiamare giornalista”, e a cui rispondo: provate per un attimo a lasciare da parte le vostre comode vesti di fan, provate a spogliarvene e ri-ascoltare con orecchio vergine una canzone, una canzone qualsiasi, prendete per esempio “Così importante” o “Come se non fosse stato mai amore” o “La prospettiva di me”, e provate – se vi riesce – a negare che lo schema sia sempre lo stesso, trovate una canzone senza urla e per piacere segnalatecela, perché a noi non è parso di scorgerla, salvo forse nella traccia che chiude l’album, incomprensibilmente un po’ meno urlata delle altre. Per non parlare dei testi: certo, qui è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, ma prendete per esempio “Resta in ascolto”: “Io sopra ogni bocca cercai il tuo nome” (?). O “Il tuo nome in maiuscolo”: “Sei da difendere con grazia semplice” (??). O ancora, “Come se non fosse stato mai amore”: “Il tempo qualche volta può aiutare/ a sentirsi meno male”. Aaaah! Per fortuna, Laura, che ci sei tu a dirci certe cose. E tornando a voi, fan: è ovvio (e anche naturale) che non terrete in alcuna considerazione queste righe, e del resto va bene così, altrimenti la Pausini non sarebbe una cantante di successo ma una disgraziata qualunque. Del resto è chiaro che la Pausini non ha certo bisogno del parere della cosiddetta “critica” per andare avanti. Ma un consiglio, ugualmente, ci permettiamo di darglielo: la smettesse con quella sua voce impostata, tutta protesa alla ricerca di acuti improbabili, perché che l’abbiamo capito tutti che è brava e intonata, e cercasse – prima o poi; così, se le va – di sporcarsi un po’ le mani e di osare, per una volta, davvero (tanto non lo farà mai).
(Paola Maraone)
TRACKLIST:
“La prospettiva di me”
“Vivimi”
“Resta in ascolto”
“Il tuo nome in maiuscolo”
“Benedetta passione”
“Come se non fosse stato mai amore”
“Così importante ”
“Parlami”
“Dove l’aria è polvere”
“Amare veramente”
“Mi abbandono a te”
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