Uno dice “Las Vegas” e subito si evoca un’immagine di falso sfarzo, pomposità e soldi facili. Insomma, il lato più deleterio e fanfarone, ma anche quello più divertente e kitch, del “sogno americano”.
Se uno associa la musica a Las Vegas, il risultato è la decadenza: finita la stagione dei Sinatra e degli hotel, dopo Elvis Las Vegas è un buen retiro di artisti di grande successo, che vanno a svecchiare, o semplicemente a fare le attrazioni in pianta stabile, come Celin Dion.
E’ una sopresa scoprire che un gruppo come questi Killers arrivino da un luogo del genere. Una dimostrazione che i preconcetti geografici – uno degli strumenti di valutazione preferiti dai “critici” – ogni tanto non funzionano. Perché questi killers sono un gruppo rock, magari con accenni musicali un po’ kitsch in alcuni momenti, ma di un kitsch di origine completamente diversa. Un kitsch europeo e anni ’80, quello del pop elettronico e tastieroso che – raconta la biografia del gruppo – il cantante e autore Brendan Flowers si è portato dietro dal gruppo precedente blush response.
Il suono dei Killers è un piacevolissimo ibrido tra il rock irregolare americano anni ’80 – quello rilanciato dagli Interpol – e il synth-pop dello stesso periodo. I Killers non hanno lo stesso spessore degli Interpol, ma sono più diverntenti. Il singolo “Somebody told me” è un perfetto esempio: una canzone “catchy” ma non stupida, con chitarre taglienti su un tappeto di tastiere retrò. Non è un caso che questo gruppo debba il suo nome ai New Order (che lo usarono come pseudonimo in un video), maestri nel fondere suoni sintetici con attitudine.
Insomma, “Glamourous indie rock ‘n’ roll”, come recita il titolo di una canzone, che deve anche qualcosa agli anni ’70, come il titolo lascia supporre. Rimane da capire cos’abbiano di “indie” tutti questi gruppi come i Killers, che ormai debuttano direttamente su major come la Universal. Forse l’attitutidine, che nel caso dei Killers sfiora la posa, senza mai però rendere fastidiosa o pomposa la musica.
Insomma, basta prenderli per quelli che sono: un buon gruppo di rock divertente. “Hot fuss” è un buon disco, che non fa gridare al miracolo come nel caso dell’ultimo lavoro degli Interpol, ma che lascia comunque una piacevole voglia di essere riascoltato.
(Gianni Sibilla)
TRACKLIST:
”jnny was a friend of mine”
“Mr brightside”
“smile like you mean it”
“Somebody told me”
“All these things that I’ve done”
“Andy, you’re a star”
“On top”
“Glamorous indie rock & roll”
“Believe me Natalie”
“Midnight show”
“Everything will be alright”
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