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PEARL DAYS,
Pop
In “Lotus” si era dedicata al lato intimo della sua musica. Ora Elisa Toffoli ha deciso di mostrare l’altra faccia della medaglia, ossia la vena rock e più irruenta. Quasi un ritorno alle origini, alle vincenti melodie di “Sleeping in your hand” e “Labyrinth”. Registrato a Los Angeles sotto la produzione di Glen Ballard (al fianco di Alanis Morissette in “Jagged little pill”, oltre che di No Doubt, Anastacia e Dave Matthews Band), “Pearl days” è squisitamente speculare rispetto alle atmosfere acustiche e rarefatte di “Lotus”.
La prima considerazione da fare è legata alla produzione: estremamente curata, attenta alla “pulizia” del sound, radio friendly senza eccessiva ostentazione. Sono tutti pregi. E fanno sperare che il progetto possa essere esportato. Si parte con il tormentone di “Together”, riff di chitarra un po’ ruffiano ma riconoscibile, candidato a bissare il successo di “Broken”. “Bitter words”, “Written in your eyes” e “In the green” rischiano di suonare morissettiane, sia nella scelta dei controcanti che nello sviluppo armonico e melodico. La title-track è una ballata che cresce ad ogni ascolto, e si dispiega nel finale in un canto disteso, quasi un mantra. “Joy” è il brano più inquieto, teso e nervoso, mentre “I know” è uno swing dall’inciso soul. “The waves” vola su toni sopranili, confermando come la voce della cantante di Monfalcone possa coprire una vasta gamma di colori e timbriche. Lo stile di Elisa diventa più personale nella conclusiva “Life goes on” (testo sul confronto generazionale nonni-genitori-figli), in cui dominano aperture armoniche ben calibrate all’interno di un arrangiamento che combina vivacità elettrica e una morbida sezione d’archi.
I musicisti che suonano nel disco non sono i soliti che da anni accompagnano Elisa. Collaboratori di Ballard, fra gli altri sono stati chiamati il batterista Matt Chamberlain (fra le sue collaborazioni ricordiamo quelle con Tori Amos e Macy Gray) e il chitarrista Tim Pierce (con Phil Collins, Jon Bon Jovi e Rod Stewart). E tutto ciò si riflette nel sound. Una considerazione di merito va alla confezione del disco: a comporre il booklet è un puzzle di cartoline con fotografie di Elisa (fronte) e testi in inglese e tradotti (retro); in più un bonus-DVD contenente il "making of" dell’album.
Finito di ascoltare un nuovo lavoro di Elisa, ci si sofferma a riflettere sulla scelta di continuare con il cantato in inglese, soprattutto davanti alla resa che hanno avuto “Luce” e la rilettura di “Almeno tu nell’universo”. Non è snobbismo, e forse nemmeno ambizione di conquistare i mercati esteri. A lei viene da scrivere così… Perché snaturarla?
(Giulio Nannini)
TRACKLIST: “Together”
“Bitter words”
“Pearl days”
“Joy”
“Written in your eyes”
“City lights”
“In the green”
“I know”
“The waves”
“Life goes on”
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