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Ogni tanto capita ancora. Capita ancora che ti trovi un disco tra le mani, dal titolo non particolarmente evocativo (“Problema”), senza una copertina che attiri particolarmente l'occhio. Un disco di qualcuno che non sai chi è, qualcuno dal nome non particolarmente suggestivo. Però hai un’intuizione. Lo prendi, te lo porti a casa, lo ascolti e te ne innamori.
A chi scrive è capitato con questo disco. Un giorno, uscendo dall’ufficio, apro un pacco per vedere se era arrivato il disco di Tom Waits. Un pacco tra i tanti, che in questo periodo arrivano in redazione, visto che in questo periodo le case discografiche ammassano le uscite un tanto al chilo, con la speranza di vendere qualche disco in previsione del natale prossimo venturo.
Capita tra le mani un disco, dicevo. Nessuna nota appiccicata, solo un ritaglio di un articolo Times. Incuriosito me lo porto a casa (si, lo so, sono fortunato. Se fosse successo in un negozio di dischi avrei dovuto cacciare una ventina di euro. Ma ne sarebbe valsa la pena, ve lo assicuro). Lo ascolto e faccio un salto indietro nel tempo. Van Morrison, Jackson Browne, Dylan e Cat Stevens sembrano sbucare fuori dalle casse, sembrano essersi riuniti per cantare canzoni come la title track o “Forever my friend".
Ok, Ray LaMontagne, non è nessuno di questi quattro. Ma se vi piace il cantautorato classico, questo è un disco che lascia il segno. Terribilmente derivativo, ma pieno di canzoni di cui innamorarsi al primo ascolto.
Poi uno legge le note e ci trova il nome di quella volpe di Ethan Johns, ovvero il prdouttore che ha reso grande Ryan Adams, altro mago del revival. “Trouble” è stato paragonato a “Heartbreaker”, disco di esordio solista dell’iperprolifico ex-leader dei Whiskeytown. Non a torto: non capita tutti i giorni di sentire un esordiente (non giovanissimo, peraltro: ha trent'anni) capace di mettere in piedi una collezione di canzoni così piene di anima. Lo diciamo ancora una volta, a scanso di equivoci: in trouble non trovate nulla di nuovo. Solo arrangiamenti semplici: chitarre acustiche, qualche arco, ed una bellissima voce.
Le note biografiche dicono che Ray LaMontagne arriva dal Maine, che ha fatto la solita gavetta, fino ad arrivare a conoscere Ethan Johns. Non ha neanche una storia particolarmente interessante da raccontare, nessuna collaborazione eclatante. Dalla sua ha solo la musica, le canzoni. Ma che musica, e che canzoni. Di questi tempi è una mosca bianca, da accudire con cura.

(Gianni Sibilla) .

TRACKLIST:
“Trouble”
“Shelter”
“Hold you in my arms”
“Narrow escape”
“Burn”
“Forever my friend”
“Hannah”
“How come”
“Jolene” ”
“All the wild horses”





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