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Nic come Nicoletta, Unic come unica. Da una delle nostre cantanti-icona arriva un album spiazzante, obliquo, a tratti vagamente inquietante. In poche parole si potrebbe dire che sta tra il rock e il digitale, un caleidoscopio di suoni alcuni dei quali molto all’avanguardia, altri “aggrappati” al passato (nostalgia dei Seventies?) con uno spirito nel complesso “molto giovane”. Mixato e prodotto con l’aiuto di un gruppo di musicisti ragazzini e autori romani che nulla intendono togliere alla spigolosità della “cattiva” bambola-Patty, il disco si apre con una canzone che è anche un attacco ai maschi di oggi. E fin qui passi: il punto è che è rivolta, nello specifico, a un ipotetico ragazzo di 20 anni che viene colpevolizzato e crocefisso come se ne avesse 50, e questo non è giusto. "Che uomo sei/ a vent’anni sei già stanco; ecco perché con te non mi diverto più. Che uomo sei/ non riesci a farmi ridere; ti lascerò perché non mi fai vivere”, canta l’implacabile Pravo. La reazione istintiva è: per la miseria, ma chi frequenta questa donna?
Le cose, peraltro, non migliorano con le tracce successive: “Hey you” contiene la disperante frase “Hey tu, comprami, poi consumami ed infine gettami” e anche “Hey tu, guardami, e con gli occhi tuoi poi spogliami e lasciami nuda senza pietà”. Eddai!
In “Caldo”, in compenso, “Freddo come un corpo/ quando scorre quell’astio/ come un gelo nell’anima/ Sento il tuo sguardo distante”. Benissimo. La quarta traccia, “Tender Chiara”, è un’erotica variazione sul tema, una ballata languida, morbida anche musicalmente, che racconta – finalmente – il riuscito incontro tra due amanti. Ma finisce presto: in “Candele” il ritmo sale di colpo e si torna a immagini come “Le tue mani sono/ Come due avvoltoi” e “Dei pezzettini di cuore/ Che tu mastichi piano”. Aiuto.
La protagonista di “Orient express” è una disperata superstar “dall’incedere lascivo” che entra in un bar e “ruba agli uomini il cuore e l’anima”, mentre in “Siamo sicuri che…” il tema di fondo è l’incertezza e una riflessione sul fatto che “Non si può tirare il fiato mai”. La canzone successiva, “Tristezza moderna”, si salva grazie al fatto che ha una bellissima musica e sembra una ballata folk, con l’aiuto dei Bandabardò – il testo, pur parlando di un “killer dell’umanità”, passa in secondo piano e ci lascia respirare. Piccola consolazione arriva da “Fiaba”, che racconta di “Venti di passione” e di un amore puro e limpido come l’aurora, e da “Love letters”, cover-tributo a Elvis, con la chitarra di Phil Palmer.
Secondo qualche collega recensore questo disco è molto grintoso, e mostra quanto Patty non sia per nulla infiacchita. Senz’altro questo è vero, ma per sostenere e giustificare la violenza di certi testi davvero ci vogliono musiche straordinarie. E il colpo, anche a una professionista come la bravissima Pravo, non sempre riesce: noi l’avremmo preferita più morbida e indulgente, ché così ci ha proprio spaventato un po’. Certo: quel che non strozza ingrassa, e se sopravviverete alla durezza del primo impatto il disco vi piacerà. E poi la Pravo è la Pravo, e di carattere non è né materna né accogliente. Ma qualche, anche vaghissima, apertura in più avrebbe potuto concedercela.

(Paola Maraone)



TRACKLIST
“Che uomo sei”
“Hey you”
“Caldo”
“Tender Chiara”
“Candele”
“Orient Express”
“Siamo sicuri che…”
“Tristezza moderna”
“Fiaba”
“Love letters”





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