Prima o poi arriva il momento di lasciarsi alle spalle la scuola superiore. Succede a tutti, anche ai Pierini che fino a quel momento hanno passato buona parte del loro tempo a esercitarsi in brillanti esercitazioni di umorismo di argomento genitale o a perfezionare l'arte di incendiare i propri peti. I Blink-182 hanno costruito buona parte delle loro fortune sulla capacità di dare una voce pop/punk allo spirito festaiolo e cazzaro degli adolescenti americani. Il giochetto è riuscito alla perfezione con "Enema of the state": copertina con pornostar scollacciata, video famoso che prende per i fondelli i Backstreet Boys e discografici felici di fronte ai dati di vendita. Ma adesso il gruppo ne ha abbastanza delle barzellette zozze e vuole fare sul serio, possibilmente senza perdersi per strada i fans.
Questo album vede i Blink impegnati a costruire arrangiamenti decisamente più elaborati del solito: i limiti della formazione a tre vengono superati con l’apporto di qualche ospite esterno e l’approccio è più sofisticato rispetto alla linearità dei vecchi successi. Idea non disprezzabile, che però contrasta con la tendenza a rigirare sempre le stesse formule melodiche, evidente soprattutto nelle cantilene di Tom DeLonge. Può funzionare come trucco per mantenere saldo il contatto con i vecchi ammiratori, ma finisce col ridimensionare gli sforzi per trovare strade diverse. Sfilano così pezzi caratterizzati da scelte insolite per il gruppo, come "I miss you" (chitarra acustica, contrabbasso e batteria suonata con le spazzole), la lenta "All of this" cantata insieme a Robert Smith dei Cure, e lo strumentale "The fallen interlude" (non molto riuscito, in verità), ma anche episodi più aggressivi come “Go” (facilmente accostabile al passato della band), “Stockholm syndrome”, “Always”, con un ritornello che ricorda i Bad Religion, e “Violence”. L’impressione generale è che i tre siano sinceramente convinti di questa svolta (sul booklet si dilungano anche a spiegare dettagli tecnici sulla registrazione dei brani), ma per ora restano in un limbo indefinito, a metà strada fra le ambizioni da grande gruppo rock e la voglia di fare casino da giovinastri cresciuti col punk. Potrebbero anche riservare qualche sorpresa in futuro, sempre che il pubblico abbia voglia di continuare a seguirli. Per i fan accaniti, vale la pena di segnalare la presenza di una traccia video con ben quattro clip (“Feeling this”, “obvious”, “Down/The fallen interlude” e “Violence”). Può bastare, in attesa di tempi migliori?
(Paolo Giovanazzi)
TRACKLIST
"Feeling this"
"Obvious"
"I miss you"
"Violence"
"Stockholm syndrome"
"The fallen interlude"
"Go"
"Asthenia"
"Always"
"Easy target"
"All of this"
"Here's your letter"
"I'm lost without you"
"Anthem part two"
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