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THIS LEFT FEELS RIGHT
C’è poco da fare: Jon Bon Jovi o lo si ama, o lo si odia. O si adora la sua musica epica o lo si ritiene inutilmente pomposa. E questo “This left feels right” non fa che confermare il giudizio.
“This left feels right” è una via di mezzo tra un disco "Unplugged" e un “best”. Nasce da uno show acustico giapponese della scorso gennaio, che originariamente doveva essere registrato e pubblicato come "live". Ma la band, non soddisfatta, ha deciso di rifare tutto. Ha preso alcune canzoni “storiche” del proprio repertorio, le ha riarrangiate e reincise in studio partendo dalla loro “anima acustica”, come recita il sito di Bon Jovi. Il risultato è quello di mettere in evidenza questa “anima”, con pregi e difetti.
Questa anima, allora, è proprio quella “bongioviana”, anche se le chitarre elettriche sono (quasi) assenti. Ovvero, un occhio alla tradizione del rock a stelle e strisce, un occhio all’enfasi tipica dell'hard rock degli anni ’80. Che, tradotto nei risultati di questo disco, significa ascoltare canzoni come “Living on a prayer” con una nuova veste, sicuramente meno roboante di quella originale, ma per questo non meno epica. Una caratteristica che è, appunto, quella che fa amare e odiare Bon Jovi. I risultati migliori del disco, secondo chi scrive, sono quelli in cui Bon Jovi fa il rocker minimalista: “Keep the faith” sembra appena sussurrata, ma funziona pressoché alla perfezione, così come l’attacco per piano e voce di “It’s my life”. Poi però entrano gli archi, ed ecco l’epica che ritorna…
L’idea in sé è buona: evita lo stereotipo del “greatest hits” pubblicato sotto Natale per intascare qualche soldino o dell’inevitabile disco acustico/unplugged a cui tutti gli artisti rock prima o poi arrivano, nella loro carriera. Ma un’idea può essere gestita bene o male. Incidere un disco acustico, da un lato, leva alla musica dei Bon Jovi quell’aspetto un po’ caciarone ma divertente, dall’altro poteva avvicinare all’artista – da sempre “schifato” dal pubblico rock più intransigente – nuovi ascoltatori, magari scoprendo il lato più cantautorale della band. Quest’ultimo obiettivo può dirsi centrato solo in parte: “This left feels right” è ancora troppo “epico”, ma è sicuramente perfetto per i fan del gruppo.
(Gianni Sibilla)
TRACKLIST:
“Wanted dead or alive”
“Living on a prayer”
“Bad medicine”
“It’s my life”
“Lay your hands on me”
“You give love a bad name”
“Bed of roses”
“Everyday”
“Born to be my baby”
“Keep the faith”
“I’ll be there for you”
“Always”
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