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Esiste una sorta di regola non scritta nell’industria discografica che vuole che in periodo estivo e pre-estivo escano solo dischi allegri, carichi, e così via… La stessa regola vorrebbe che i dischi più malinconici escano verso l’autunno. Ecco una bella eccezione a questa (presunta) regola.
“Bare” è il disco primo di materiale originale della (ex?) cantante degli Eurythmics dagli esordi come solista con “Diva” (1992); sono seguiti l’album di cover “Medusa” e la estemporanea reunion con Dave Stewart per il disco e il tour di “Peace” (1999).
Ma “Bare” è soprattutto un disco introspettivo, nudo e crudo, poco, molto poco estivo. E’ il disco di una cantante matura che affronta i fallimenti della vita, come scrive la stessa Lennox sul retro copertina, per presentare l’immagine che la ritrae sul fronte: impallidita artificialmente, invecchiata oltre immaginazione. La Lennox oltre dieci anni fa aveva annunciato una pausa dagli Eurythmics per dedicarsi alla famiglia. Da lì era nata anche la sua carriera solista. La Lennox attuale è una donna che canta il fallimento di quel progetto famigliare, che si definisce “a pezzi, ma non completamente distrutta”. E lo fa attraverso canzoni che ammiccano qua e là al passato musicale con suoni anni ’80, ma che sono sostanzialmente tristi ballate che riflettono sulle contraddizioni della condizione umana. L’emblema è “Pavement cracks”, che parte per aprirsi su piano e sintetizzatori per accogliere la voce, e poi parte in modo più ritmato e retrò, ma parla pur sempre di asfalto che si incrina. Una metafora che in altri brani è assente, spazzata via da ammissioni dirette: “Il tempo del dolore” (“The hurting time”), “Solitudine” (“Loneliness”) e così via.
Questo “Bare” è un disco bello quasi quanto la voce della Lennox, che rimane una delle più belle del panorama musicale contemporaneo. Una voce capace di colpirti al cuore con struggenti confessioni esistenziali, o di esaltarti con le ritmiche funky di “Bitter pill” con la stessa uguale forza.
“Bare” è un disco che forse non è adatto alla stagione, se si pensa che d’estate “Sole cuore amore” siano gli unici argomenti ammessi. Ma non fate l’errore di pensare solo a quale sarà il tormentone radiofonico di questo periodo, ignorando musica che magari chiede più attenzione, ma dà più soddisfazioni. Come appunto quella di questo disco.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST:
“A 1000 beautiful things”
“Pavement cracks”
“The hurting time”
“Honestly”
“Wonderful”
“Bitter pill”
“Loneliness”
“The saddest song”
“Erased”
“Twisted”
“Oh god”





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