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Johnny Marr,
Pop
Parlando con Bernard Sumner, un fan spiegava che non riusciva ad appassionarsi agli Electronic perché non gli avevano cambiato la vita, mentre i Joy Division e i New Order sì. Senza battere ciglio, Sumner obiettava che il compito di un musicista è semplicemente quello di suonare e concludeva chiedendogli: "E poi quante volte vuoi cambiare la tua fottuta vita?". L'aneddoto mi è stato raccontato qualche anno fa e, anche se potrebbe non essere vero, riassume bene il problema principale con cui deve fare i conti Johnny Marr, ex-compare di Sumner negli ormai defunti (o almeno così pare) Electronic. Come ex-chitarrista degli Smiths, Marr gode del rispetto dovuto ai grandi del rock ma si trova anche nella scomoda posizione di dover essere sempre all'altezza del suo passato. Per giunta, gli Smiths hanno suscitato un attaccamento che andava al di là della semplice ammirazione. E' comprensibile dunque che, dopo lo scioglimento della band, Marr abbia tenuto una posizione piuttosto defilata da side-man di lusso, a parte gli impegni con Electronic e The The. Dunque, deve credere molto nel potenziale degli Healers se ha deciso di rimettersi in gioco in modo così scoperto, da leader e addirittura cantante della nuova band. Fatalmente, andrà incontro a reazioni simili a quelle capitate a Sumner. Le canzoni di "Boomslang" infatti difficilmente cambieranno la vita a qualcuno e non ci troviamo di fronte a un nuovo "The Queen is dead". Meglio però lasciar perdere i confronti con gli Smiths: i tempi e il contesto sono completamente diversi, anche se gli Healers si muovono più o meno sullo stesso terreno (canzoni a base di chitarre, di sapore decisamente inglese). Sgombrato il campo dal macigno del passato, si può dire che Marr può contare su un gruppo solido dal punto di vista strumentale. Lui non si discute e i compari Zak Starkey (batteria) e Alonza Bevan (basso) hanno affinato il mestiere con Who e Kula Shaker, nientemeno. Anche con le parti vocali - il rischio maggiore - Marr se la cava abbastanza bene. Stranamente, perde qualche colpo nella scrittura dei pezzi, da sempre uno dei suoi punti forti. Fra pop/rock e vaghi ricordi psichedelici, sfodera qualche episodio di buon livello come l'iniziale "The last ride" (se l'avesse scritta Noel Gallagher, avrebbe subito telefonato a NME per dire gli Oasis sono di nuovo in forma come agli esordi), l'elettroacustica "Down on the corner" e il singolo "Bangin' on" (il cui riff iniziale ricorda un po' i Gomez). Ma l'impressione generale è quella di una collezione di dignitose canzoni british rock, apprezzabili senza grandi entusiasmi. L'unico problema è che da un fuoriclasse ci si aspettano sempre capolavori o giù di lì. Ma quante volte vorremo cambiare la nostra fottuta vita?
(Paolo Giovanazzi)
TRACKLIST
"The last ride"
"Caught up"
"Down on the corner"
"Need it"
"You are the magic"
"InBetweens"
"Another day"
"Headland"
"Long gone"
"Something to shout about"
"Bangin' on"
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