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Terza formazione, terzo cambio di coatto al microfono dei Van Halen: fuori Sammy Hagar (finalmente! Sparisci per sempre, chiattone ossigenato!) e dentro Guy Cherone, nome più da fuoristrada che da cantante. La musica però, rimane quella, un po’ statica, rifilata dal gruppo ai propri fans negli ultimi album. Si nota, è vero, uno sforzo di leggerezza negli arrangiamenti e d’altra parte, dopo l’hard rock modello Wagner della gestione Hagar, una boccata d’aria è salutare proprio per non morire. High speed rock, vorrebbe essere, fm rock di lusso è quello che è. Il nuovo coatto se la cava bene, se non altro non ti sbatte le tonsille nell’orecchio ad ogni nota come faceva il truciolone. Eddie sembra aver recuperato un po’ di salute mentale e suona da par suo, gli altri sono comunque gli altri e funzionano sempre. In macchina è un disco che sa il fatto suo, a casa a tratti annoia un po’. Peccato per quell’altro coatto, il primo: un po’ di coca in meno e magari la leggenda ritornava a vivere. Ma nel rock’n’roll niente finisce mai veramente...alla prossima puntata...




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