TAGS: CHARMBRACELET, Mariah Carey, Pop

Se non ci fosse stato “Glitter”, questo sarebbe indubitabilmente il peggior album della Carey. Che - sotto pressione com’era dopo i flop di un anno fa - si è certo sforzata di risollevare le proprie sorti mettendo assieme un album in fretta e furia, con fin troppi brani (quindici) e un difetto fondamentale: quello di essere uno dei dischi più noiosi mai sentiti.
L’Artista-Che-Negli-Anni-Novanta-Ha-Venduto-Più-Dischi di chiunque altro al mondo ha perso garbo, grazia e soprattutto charme, nonostante il titolo dell’album suggerisca il contrario.
“Charmbracelet” è un disco monotono, in cui la Carey si limita a fare qualche versetto di sottofondo intrecciando la sua voce sempre più sottile al rombo basso e soporifero di qualunque rapper le capiti a tiro (tra gli altri, Jay-Z e Freeway in “You got me”). Non vale neanche la pena di chiedersi se la ex-star sia oggi più vicina all’hip hop di un tempo: l’unico fatto vero e importante è che qui dentro NON c’è una bella canzone, fatta salva forse l’eccezione di “Bringin’ on the heartbreak”, cover di una ballad dei Def Leppard qui riproposta in maniera nemmeno troppo irresistibile. Mariah sembra stanca e triste, incapace di tirar fuori l’energia che fino a tre anni fa le permetteva a buon diritto di far parte dell’Empireo del pop. Che sia finita la sua era, durata appena un decennio? A meno di miracoli, potrebbe anche essere così.


(Paola Maraone)

TRACKLIST:

“Through the rain”
”Boy”
“The one”
“Yours”
“You got me”
“I only wanted”
“Clown”
“My saving grace”
“You had your chance”
“Lullaby”
“Irresistible”
“Subtle invitation”
“Bringin’ on the heartbreak”
“Sunflowers for Alfred Roy”
“Through the rain” (remix)






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