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Lo swing è definitavmente tornato di moda. Se ci si dedica anche Rod Stewart, uno che ha sempre avuto un notevole fiuto nello scegliere canzoni e generi da interpretare, vorrà pur dire qualcosa…
Rod, questa volta, arriva un po’ in ritardo: un anno dopo la bella collezione di Robbie Williams dedicata al Rat Pack, “Swing when you’re winning”. Il quale fece una scelta, se vogliamo più filologica, interpretando le canzoni in modo molto vicino alle versioni di Sinatra e soci, anche grazie ad una voce cristallina.
Stewart, da par suo, ha fatto scelte diverse, nell'interpretare alcuni brani storici del canzoniere americano, forse perché conscio di avere una voce decisamente più rock e teoricamente meno adatta ad un repertorio di questo genere. Un notevole contributo arriva anche dagli arrangiamenti, meno swing nel senso più puro del termine, e più vicini ad una forma che non dimentica il jazz ma che è più semplicemente contemporanea. Così, sentire la voce roca del Nostro, che canta “They can’t take that away from me”, “The nearness of you” o “It had to be you” fa il suo bell’effetto, esattamente come può succedere quando una grande voce canta grandi canzoni. Poche sorprese, ma il bello sta proprio qua.
Insomma, un disco piacevole, adatto sia a chi apprezza la voce di Stewart, sia a chi ha più semplicemente voglia di riascoltare nuove versioni di una manciata di canzoni che hanno fatto la storia della musica popolare contemporanea.

TRACKLIST:
“You go to my head”
“They can’t take that away from me”
“The way you look tonight”
“It had to be you”
“That old feeling”
“These foolish things”
“The very thought of you”
“Moonglow”
“I’ll be seeing you”
“Everytime we say goodbye”
“The nearness of you”
“For all we know”
“We’ll be together again”
“That’s all”





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