In copertina c’è Mina ridisegnata dal trucco: spariti i nei, bistrati gli occhi, la bocca che assume un nuovo contorno, i capelli che sembrano una (bianca) cresta leonina. La donna che in Italia – quanto a voce – non ha mai temuto confronti torna alla carica con una nuova immagine, e mostra ancora una volta di poter reinventare se stessa a piacimento, mutando al mutare delle stagioni, elastica e versatile, capace di prendere sul serio molto il suo lavoro e - se necessario - poco o per nulla se stessa.
Di immutabile in Mina, nei suoi (primi) quarant’anni di carriera, a quanto pare c’è solo il talento. Che è grande e sorprendente e non circoscritto solo alla voce. Inutile notare, e far notare, quanto sia stata brava fino ad ora ad alimentare il proprio mito? Chi l’ha conosciuta bene (non noi) assicura che a scegliere canzoni non sia mai stata un granché brava. A sentire “Veleno” verrebbe da dire che qualcuno di bravo, ad aiutarla, è arrivato.
Vi è piaciuto “Succhiando l’uva”? Se non avete comprato il singolo quando è uscito all’inizio di ottobre potreste sempre ascoltarlo ora, assieme al resto dell’album. Che siate o no dei minofili lo troverete interessante, è quasi certo. Se n’è occupato di persona uno Zucchero in ottima forma.
Di qui in poi si potrebbe continuare con un’analisi song by song, o giù di lì: ecco Mina che vi aumenta lo zucchero nel sangue in “Certe cose si fanno”, bel testo di Bruno Lauzi per melodia dooolce, dooolce. Ecco Mina che con eleganza interpreta la raffinata canzone scritta per lei da Daniele Silvestri, che qui sembra un po’ spaventato dal compito (e che forse ha ceduto al timore di “non essere all’altezza”. Un po’ come Samuele Bersani, che ha scritto “In percentuale”, e che non ha l’aria di essere perfettamente a suo agio nel ruolo). Ecco Mina che fa sua “Notturno delle tre” di Ivano Fossati: “canzone che ela bellissima, lesta quasi semple bellissima”, dice il saggio cinese, e questo caso non fa eccezione.
Epperò, che volete che vi diciamo? Ascoltando “Veleno” (il titolo è tratto da una parola di “Ogni attimo”, traccia dieci, autrice Giulia Fasolino), più di tutte a noi resta impressa una cosa: la capacità di Mina di scherzare mentre canta. E per una che - come lei - della musica ha fatto una religione non è poco. Se qualcuno non è d’accordo si precipiti ad ascoltare la stessa “Succhiando l’uva”, con le sue “s” sibilate, sofferte, strascicate. O “Che fatica”, pregevole prova del pregevole Renato Zero, in cui i giochi con la voce si sprecano. Ma anche “Il pazzo”, forse il punto in assoluto più alto del disco, un brano di Giancarlo Bigazzi che interpretato da Mina trasforma un dramma in un episodio leggero, quasi sopportabile.
Questione di toni, di sfumature. Questione di feeling, e Mina lo sa bene. Del resto, ve lo ricordate? A fine anni Sessanta, lei riusciva a prendere in giro il diavolo (“Sacumdì, sacumdà”). A metà dei Settanta, si divertiva a canticchiare “Ma che bontà, ma che bontà, ma che cos’è questa robina qua?” (No, alla fine non era cioccolato). Pensavate che fosse cambiata così tanto?
(Paola Maraone)
TRACKLIST:
“Succhiando l’uva”
“Certe cose non si fanno”
“D’amore non scrivo più”
“Il pazzo”
“La seconda da sinistra”
“Che fatica”
“Notturno dele tre”
“Hai vinto tu”
“In percentuale”
“Solo un attimo”
“Mente”
“Ecco il domani”
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