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Red Hot Chili Peppers,
Rock
“Il funk è andato in vacanza”. I Red Hot Chili Peppers, da simpatici mattacchioni californiani, hanno presentato il loro nuovo atteso album “By the way” trinceradosi dietro una battuta. E’ vero, il funk-rock manca all’appello. Già ce li vediamo i fan più intransigenti e i critici più radicali protestare: dove sono finiti i Peppers? Dov’è finito il “crossover”? Dov’è finita quell’aggressività ballabile che sembrava un concetto astratto e impraticabile qualche tempo fa, prima che Kiedis, Flea e soci si facessero notare? In vacanza, appunto.
Però intendiamoci, i Peppers sono tutt’altro che scomparsi. Semplicemente hanno fatto una scelta. Radicale, opinabile, non condivisibile, ma pur sempre una scelta. Hanno deciso di insistere sul loro lato più melodico e meno sfrontato. Un lato che ha sempre fatto parte della personalità del gruppo. Ve la ricordate – e come potrebbe essere altrimenti- “Under the bridge”? Per rifarci a tempi meno lontani, rammentate “Scar tissue”, dall’ultimo e acclamato “Californication”? Tutti brani che fanno inevitabilmente parte dell’identità del gruppo, assieme a quelli più arrabbiati.
Certo obietterà qualcuno, un disco intero di ballate e canzoni pop-rock… Sedici canzoni, 70 minuti in cui gli intermezzi “pestati” del singolo e title-track “By the way” sembrano piazzati lì, tra una melodia e un’apertura come uno specchietto per le allodole… Già: scelta opinabile e rischiosa, come dicevamo prima. Però la nostra impressione è che questa scelta funziona. Funziona perché sarebbe stato troppo facile incidere un disco fotocopia di “Californication” o “Blood sugar sex magik”. Perché i Peppers con la melodia ci sanno fare, eccome. Perché i cori che dominano le canzoni ricorderanno i Beatles, i Beach Boys o quant’altro, ma rendono il disco piacevole e canticchiabiale. Perché Frusciante e Flea, l’anima rock e quella funk del gruppo, sono anche dei bravi costruttori di canzoni più tradizionali: il loro suono è unico anche su brani meno veloci. Perché canzoni come “Universally speaking” o “Minor thing” sono belle e basta. Perché questo disco è melodico, ma non è moscio: è un esercizio di pop-rock estivo di alta qualità. Insomma, "By the way" non sarà il loro capolavoro, né probabilmente resterà negli annali della storia del rock. Però è un disco ben scritto, ben prodotto, ben suonato e molto, molto piacevole da ascoltare.
(Gianni Sibilla)
TRACKLIST:
“By the way”
“Universally speaking”
“This is the place”
“Dosed”
“Don’t forget me”
“The zephir song”
“Can’t stop”
“I could die for you”
“Midnight”
“Throw away your television”
“Cabron”
“Tear”
“On Mercury”
“Minor thing”
“Warm tape”
“Venice queen”
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