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Idoli in patria, quasi misconosciuti da noi se non per "Figlio della luna" ("Hijo de la luna" cantata in italiano), i Mecano sono un gruppo fondamentale per il rock spagnolo. Dal 1981 hanno cominciato a predicare la propria voglia di musica pop a un paese da sempre entusiasta della musica anglosassone, ma per decenni incapace di impararne la lezione - guarda un po’, proprio come l’Italia. In questa più che esaustiva doppia raccolta compare quindi una sorta di sguardo d’insieme sull’evoluzione di uno stile. Ci sono pagine un po’ impietose su certi azzardi "alla Depeche Mode" dei primissimi anni, ma anche molte testimonianze di un indubbio talento melodico che la lingua ha certamente penalizzato. I sette nuovi brani aggiunti al repertorio classico sono la prova di una invidiabile raffinatezza e maturità. Della tenue voce di Ana Torroja (insolitamente grintosa in copertina) è facile innamorarsi, e il delicato divertimento di "Stereosexual" e il sospiro simil-Enya di "Cuerpo e Corazon" farebbero la loro figura anche nella programmazione delle nostre radio.




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