TAGS: ABANDON, Deep Purple, Metal / Hard Rock

Incredibile. Il tempo si è letteralmente fermato per questi anziani signori che un tempo, con quattro accordi, furono in grado di cavare fumo dall’acqua. Dopo trent’anni, i Deep Purple sono bloccati nel granito - "In rock" - e inamovibili tirano mazzate sugli antichi strumenti, entusiasti come ragazzini. C’è persino qualche guizzo più originale degli altri, come nella irresistibile "Any fule know that"; ma via via che i cinque "bambini nel tempo" si abbandonano ad "Abandon", si mettono palesemente a inseguire - col fiatone - i classici da loro scritti, un’idea di rock vetusta, cui si aggrappano sconsolati come se ne traessero il necessario nutrimento per sopravvivere. Nessun tentativo di rinnovamento (sempre pericoloso), nessun ammiccamento alle nuove generazioni: non sarebbero i Deep Purple. Da una parte, quindi, l’ennesimo episodio della saga dei nostri eroi somiglia a Rocky 9 o Alien 12: meglio rivedere un sacco di volte il capolavoro, che annacquare la storia coi "seguiti" meno ispirati. Ma probabilmente è altrettanto vero che un vero malato di Deep Purple non potrebbe chiedere di meglio che una nuova "dose" di questi suoni, provenienti da un tempo perduto quanto i biscottini amati da Proust.




Rockol - La musica online: news, concerti, artisti, classifiche, vendita biglietti cd dvd musicali