Dopo un lungo silenzio, i Radiohead hanno pubblicato tre dischi in un anno. Ecco l’ultimo capitolo della trilogia: “I might be wrong – Live recordings”, 7 brani originariamente inseriti in “Kid A” e “Amnesiac”, un inedito, tutti registrati dal vivo nel corso dell’ultima tournée.
Rockol non ha mai nascosto la propria predilezione per la band di Thom Yorke, a cui si è dedicato ampio spazio. Questo “Live recordings” lascia però un pò interdetti. Da un lato c’è la positiva impressione di un gruppo che se ne frega delle regole del business e pubblica dischi secondo le proprie urgenze e necessità. Dall’altro lato c’è innanzitutto l’effetto saturazione che il terzo disco in 11 mesi genera inevitabilmente. Non fraintendiamoci: non c’è nulla di brutto in questi quaranta minuti. Però lasciano con l’amaro in bocca per quello disco sarebbe potuto essere e non è. Chi ha visto l’ultimo tour sa di cosa sono capaci i Radiohead dal vivo, ed è un peccato che questo disco ne sia un documento solo parziale.
In questo album è sicuramente pregevole l'inedito – ma più volte eseguito dal gruppo durante i concerti – “True love waits”, una canzone per sola chitarra acustica e voce. Notevoli anche “Like spinning plates”, riletta in modo eccellente per piano e voce, e l'ipnotica versione di “Everything in its right place”. Tra le cadute di tono, invece, “The national anthem” che, priva dei fiati presenti su “Kid A”, perde gran parte del fascino originale.
Come documento di un periodo forse irripetibile per la band di Thom Yorke, “I might be wrong” è comunque interessante per i fans più affezionati. Forse, dopo i furori creativi dell'ultimo anno, è arrivato il momento di una salutare pausa di riflessione per i Radiohead. La ripetizione, a questo punto è qualcosa di più di un rischio.
(Gianni Sibilla)
TRACKLIST:
“The national anthem"
"I might be wrong"
"Morning bell"
"Like spinning plates"
"Idioteque"
"Everything in its right place"
"Dollars and cents"
"True love waits"
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