Un disco atipico, che comincia con le voci e i rumori di un mercato indiano e finisce con una poesia del ‘600. Un viaggio esplorativo più che un album tradizionale: Cecilia Chailly, arpista classica pentita, ha deciso di darsi al pop dopo un breve transito nella new age (con il cd “Anima”).
E ha messo assieme tredici brani simili a piccole storie più che a canzoni, che pescano da una moltitudine di generi: lounge, jazz, blues, jungle, techno, world, (ancora) new age, chi più ne ha più ne metta, con qualche eco sinfonica (!) qua e là. La Chailly ha spiegato che il suo intento era quello di descrivere in musica un percorso “che andasse dalla terra al cielo”: spinta dall’ansia di sperimentare, ha attraversato un mondo di possibilità sonore, facendosi forte della sua competenza (ha studiato composizione, è stata prima arpista alla Scala) e dei suoi viaggi (è stata in tantissimi posti, e da ciascuno ha portato indietro uno strumento. Che poi ha usato).
Le passioni più grandi di Cecilia restano l’Oriente e l’India. Di qui vengono le suggestioni (nei suoni e nei testi) che permeano tutto l’album. “Ama” è un disco adatto a chi voglia meditare, riflettere, magari (con la musica) anche curarsi un po’: la Chailly crede nel valore terapeutico delle canzoni, e il suo album in effetti (se ascoltato in sottofondo) può aiutare a rilassarsi e a sciogliere qualche nodo in mezzo all’anima. Certo, “Ama” non può essere definito un album pop in senso classico. E se non vi piace il genere riflessivo-intimista-un-po’-sdolcinato, potreste arrivare a odiare la Chailly e tutte le sue produzioni. Ascoltatori avvisati…
(Paola Maraone)
TRACKLIST
“Anima”
“Terra”
“Che devo fare?!!”
“Oceano luce”
“Ama”
“Alleluja om”
“Oh luna!”
“Dea del mare”
“Amore puro”
“Fra passato e futuro”
“Segnali di fumo”
“Tricky dog blues”
“Finestra d’autunno”