TAGS: Biagio Antonacci, MI FAI STARE BENE, Pop

E’ già tutto nel suo nome, Biagio. Un nome umile, di gente abituata a lavorare sodo e a parlare poco. Verrebbe da dire che Antonacci lavora da anni alla sua carriera con la grinta e la costanza della gente di campagna, lontano dalle sembianze e le ‘fumose’ apparenze di chi vive in città. E il tutto senza l’arroganza di chi pensa di essere nato per fare la star, al contrario: Biagio è e rimane fondamentalmente un insicuro, e se nella sua carriera può aver fatto qualche errore è stato quello di tener troppo in conto il giudizio o il parere degli altri. "Mi fai stare bene" è un album sereno, che lo vede direzionare meglio quella spinta rock presente su "Il Mucchio" grazie ai servigi della sezione ritmica degli Extrema e regalare un album di canzoni alcune delle quali indiscutibilmente belle. Sì, perché la sicurezza di Antonacci è oggi più che mai nelle sue canzoni, in una scrittura che in questo album non fatica ad ammettere le parentele con amici vecchi (Carboni, Dalla, Concato, Vasco) e nuovi (Grignani: nascoste nei brani si percepiscono le sue progressioni, il suo modo di passare tra gli accordi), di giocare a citare ora i Beatles ora l’Equipe 84 mantenendo comunque una propria originalità e una credibilità di fondo invidiabili. Qui non sono solo le canzoni a fare l’artista, ma anche l’esatto contrario. E se "Non vendermi", "Quanto tempo e ancora", "Cosa fai ragazza", "Iris", "Cattiva che sei", "Il campione" sono i brani più riusciti dell’album - che frutterà ad Antonacci non pochi singoli di successo - le altre canzoni vengono comunque portate allo stesso livello dalla sua interpretazione. Il suo album migliore fino ad oggi, di sicuro il più maturo e consapevole, nonostante un po’ di retorica nel brano ‘Il prato delle anime".




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