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A chi, dopo l'ascolto di "Simple pleasure" (1999) si fosse illuso su una virata dei Tindersticks verso il soul o comunque verso qualcosa di più "vivo" rispetto alle produzioni passate, non resta che deporre le speranze: "Can our love..." è uno dei dischi più cupi degli ultimi cento anni. Inchiodato Stuart Staples, troppo impegnato a mormorare per poter davvero cantare, e inchiodati – a ruota – i suoi compagni di avventura: "Can our love..." è un album che viaggia a regime ridottissimo, adatto a far da sottofondo a una festa da ballo di piante e sassi, con un ritmo che in alcuni punti è talmente dilatato (vedi la fine di "People keep comin' around", o l'inizio della canzone successiva, "Tricklin'") da rasentare l'immobilità.
E' come se i Tindersticks si incontrassero per comporre e registrare i loro dischi solo quando fuori piove. Come se le loro canzoni restassero impregnate dell'atmosfera brumosa in cui li immaginiamo avvolti per la maggior parte del tempo. Il che non significa affatto che questo disco sia brutto: solo va ascoltato azzerando le proprie aspettative, e provando a ripartire senza pregiudizi, pronti ad accettare che anche in questa nebbia apparentemente indistinta ci siano note che vale davvero la pena di ascoltare. Prendete per esempio la canzone che dà il titolo all'album: quell'unica domanda, "Can our love...?", ripetuta all'infinito su un giro di chitarra con melodia in crescendo, dà da pensare che la musica possa essere anche questo. Ma non solo, per carità. E soprattutto, non se siete depressi.

(Paola Maraone)

TRACKLIST
"Dying Slowly"
"People keep comin' around"
"Tricklin'"
"Can our love..."
"Sweet release"
"Don't ever get tired"
"No man in the world"
"Chilitetime"



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