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Disco ambizioso, il secondo di Neffa, già finito in classifica a riprova dell’attesa e della diffusione nazionale della scena hip hop. "107 elementi" si muove pesante nei primi ascolti, carico di parole e suoni sin troppo minuziosamente studiati: costruiti i pieni, costruiti i vuoti, un paio di cadute di gusto (naturalmente a parere di chi scrive) con "Non tradire mai" e "Suona ancora", e poi le ritmiche, i suoni il mondo dell’hip hop. Dal terzo/quarto ascolto in poi l’album è come un pugile che riprende quota e inizia a macinare le riprese sempre meglio. I primi colpi arrivano, e si fanno sentire. Stile a mille, metriche che non danno scampo, Neffa ti gira intorno come Cassius Clay, ti blandisce e poi castiga con la frase che solo lui poteva scrivere. Non è un assalto frontale e continuo come quello di Frankie, è più nascosto, trasversale, capace di dinamiche inaspettate: indolente, a tratti si infiamma. Succede nell’iniziale "Il resto è nella mente", "Solo fumo", "Vento freddo", "Freaky funk flow", tanto per fare nomi, ma è la caratteristica dell’album. "107 elementi" è un passo avanti per tutta la scena, un album che trova il suo unico limite in una densità di concetti figlia di una serenità più esibita che ritrovata davvero. C’è materiale per tre album qua dentro: perché voler costringere tutto in uno?




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