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Jennifer Lopez è, per certi versi, paragonabile a Madonna: entrambe ballano, recitano, cantano e fanno notizia. La Lopez ha esordito come cantante solo nel ’99 con il suo vendutissimo album “On the 6”, ma (seppur non cantando una nota), la sua credibilità nella musica risale al ’97, quando cioè si è calata nei panni della cantante tejano, Selena. Quel ruolo le ha aperto molte nuove prospettive a Hollywood e rinvigorito la sua passione per la musica. Nonostante non le si possa riconoscere delle grandi qualità vocali, la Lopez ha raccolto la sfida e dimostrato che il suo non era solo un capriccio. Questo “J-Lo” (il titolo si riferisce a uno dei vari nomignoli col quale viene chiamata, come ad esempio, Jen Lo-Lo!) è un album che conserva ed amplifica le caratteristiche del suo precedente, apportando qualche modifica ai punti deboli di “On the 6”.
Innanzitutto il primo approccio è quello di un disco da ballare e che ha fatto piazza pulita dei lenti strappa lacrime: “J-Lo” concede pochissimo spazio alle ballate (“Secretly” e “Come over”) preferendo una buona dose di ritmo. Questo proviene dall’unione di varie influenze: quella latina, ovviamente, ma anche funky, R&B, pop e persino un po’ “retrò”. C’è Puff Daddy, c’è Rodney Jerkins e una miriade di altri autori e produttori che hanno lavorato a questo disco, tutti dediti alla causa “J-Lo”, un disco che non può fallire!
Rispetto al precedente, “J-Lo” sembra costruito perfettamente per fare una video compilation, dove ogni nota corrisponde a un passo di danza contemporanea della sinuosa cantante del Bronx. Il primo singolo “Love don’t cost a thing” ne è l’esempio lampante e tutto l’album segue lo schema di una semplicità estrema sui testi a favore di un sound ballabile. Prevedibile, persino somigliante a cose già sentite, “J-Lo” non vuole certo essere l’album migliore in circolazione e la Lopez non pretende di essere definita la migliore cantante al mondo, ma le classifiche sono sempre più popolate da dischi che vendono più per i balletti nei video che per indimenticabili performance vocali, quindi questo autorizza la Lopez a continuare per la sua strada.
Piacevole nel suo richiamo fine anni ’80 la canzone “Play”, un po’ orientata verso i gusti dei teen ager che ascoltano Backstreet Boys e N’Sync è “Carino” con l’aggiunta di qualche influenza latina; un po’ di “Thong song” di Sisqo in “Dance with me” (che non è una cover dell’omonima canzone di Debelah Morgan); marchiate Rodney Jerkins sono “That’s the way” e “Dame” (duetto con Chayanne), quest’ultima molto poco riconoscibile nel suo standard; mentre a voler raccogliere l’eredità di “Waiting for tonight” (uno dei singoli di maggior successo dal precedente “On the 6”) sembra essere “Walking on sunshine” forse la più azzeccata e calzante per la Lopez.
”J-Lo” si presenta come il disco di una giovane donna che dichiara la sua voglia di divertimento e il suo stato di persona semplice, uguale a molte altre, nonostante i clamori, i pettegolezzi e il successo. Sarà vero?


(Alessandra Zacchino)

TRACKLIST
“Love don’t cost a thing”
“I’m real”
“Play”
“Walking on sunshine”
“Ain’t it funny”
“Carino”
“Come over”
“We gotta talk”
“That’s not me”
“Dance with me”
“Secretly”
“I’m gonna be alright”
“That’s the way”
“Dame”
“Si ya se acabo”





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