Un album dal vivo a ridosso del fortunatissimo “Enema of the state” è una mossa tutto sommato prevedibile, anche se poteva essere poco saggia per un gruppo che ha fama di non badare molto alla qualità delle proprie esibizioni live. Insomma, i Blink 182 sul palco pensano più che altro a divertirsi e fare casino, senza preoccuparsi troppo di eventuali stecche o accordi sbagliati, e non ne fanno certo un mistero. In questo senso, il fatto che questo CD suoni pulito e senza particolari sbavature è quasi una mezza delusione: una mutilazione del loro materiale “MTV-friendly” sarebbe stata una bella mossa punk… Ma queste sono considerazioni del tutto inutili. Ai Blink 182 non frega assolutamente nulla di strategie destabilizzanti contro il music-business: sono felici di suonare le loro canzoncine veloci e orecchiabili e sono ancora più contenti di avere oggi un pubblico molto numeroso, che capisce al volo i loro ritornelli e apprezza il loro humour grossolano e parolacciaro. Esempi vistosi della loro arte in quest’ambito si hanno nella lapidaria “Blowjob”, in cui si esprime ripetutamente il desiderio di ricevere il servizietto menzionato nel titolo (da chi? Ma da “tua madre”, ovviamente), nonché nel cumulo di scemenze collezionate sotto l‘ironico titolo di “Words of wisdom”, “parole di saggezza”. A fronte di tutto questo, meglio lasciar perdere le considerazioni sulle credenziali punk del trio americano: il loro ruolo nell’evoluzione del genere è una questione ridicola. Allo stato attuale, i Blink 182 si possono considerare degli irrimediabili cretini oppure una macchina da divertimento. Se si opta per questa seconda ipotesi, l’appuntamento con questo album dal vivo è da non mancare, anche perché non ci sarà una ristampa una volta finite le copie della prima edizione. Poco importa se le canzoni si assomigliano un po’ tutte (le più riuscite sono anche le più famose: “What’s my age again” e “All the small things”), conta l’atmosfera da festa con gli ultimi della classe, quelli che fanno scherzi scemi e tormentano genitori e insegnanti. Gli amanti del genere possono accomodarsi con entusiasmo. E comunque, meglio che andare ai noiosissimi party dei fighetti secchioni.
(Paolo Giovanazzi )
TRACKLIST
“Dumpweed”
“Don’t leave me”
“Aliens exist”
“Family reunion”
“Going away to college”
“What’s my age again”
“Dick lips”
“Blow job”
“Untitled”
“Voyeur”
“Pathetic”
“Adam’s song”
“Peggy Sue”
“Wendy Clear”
“Carousel”
“All the small things”
“Mutt”
“The country song”
“Dammit”
“Man in a boat overboard”
“Words of wisdom”
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