Elton John torna sugli scaffali dei negozi di dischi con un album appena sfornato... dal palco. Il disco più veloce nella storia della musica, sempre per mettere i puntini sulle i, visto che le registrazioni dei due concerti, tenuti lo scorso ottobre, nello storico Madison Square Garden di New York hanno immediatamente trovato posto in questo album. Uno solo, dal vivo.
Viene da chiedersi: come è possibile far entrare due concerti in un unico disco? Ovviamente si fanno tagli, qua e là, sempre molto accurati. Perché Elton John si trova a suo agio sul palco, ma prova sempre un certo terrore per il pubblico, che si sforza di non deludere. Per questo, il CD che doveva essere doppio contiene solo le canzoni più testate e famose, che la gente sicuramente applaudirà e canticchierà. E mentre giapponesi, australiani, americani e inglesi si trovano inspiegabilmente beneficiati di due bonus track (“Daniel” e “The bitch is back”), a noi europei non resta che continuare a sperare nella rivoluzione delle leggi che governano il mercato discografico.
Comunque sia, la band che accompagna Elton è quella fidata dell’ultimo decennio, con l’immancabile presenza dello storico chitarrista Davey Johnstone, che lo segue dal 1972, e l’aggiunta di Nigel Olsson, batterista licenziato, ripreso, licenziato e via di seguito. Un totale di 9 elementi, 10 con Elton, che riescono a fare un bel po’ di rumore e, soprattutto, a guadagnarsi non pochi applausi. Il pubblico statunitense sembra gradire la presenza di personaggi giovani, belli e provenienti dal continente americano che duettano ogni tanto con lui, come la vocalist Anastacia, Mary J. Blige, Bryan Adams e la vecchia amica di Elton, Kiki Dee. Il “povero” Boyzone Ronan Keating passa invece inosservato, dato che gli yankee non sono molto abituati a guardare più in là della bandiera a stelle e strisce.
Quindici brani evergreen che alternano dolcezza e nostalgia (“Goodbye yellow brick road”, “Your song”, “Don’t let the sun go down on me”) a brani tesi tra schitarrate e batteria pungente (“Saturday night’s alright for fighting”, “I’m still standing”) dal repertorio trentennale di Sir Elton “Chubby” John, come sempre maestro camaleontico in scena.
Resta un solo dubbio: chi glielo dice che il pianoforte Steinway & Sons suonava molto meglio dello Yamaha?
(Valeria Rusconi)
TRACKLIST
"Goodbye yellow brick road"
"Philadelphia freedom"
"Don't go breaking my heart" (duetto con Kiki Dee)
"Rocket man"
"Crocodile rock"
"Sacrifice"
"Can you feel the love tonight?"
"Bennie & the Jets"
"Your song" (duetto con Ronan Keating)
"Sad songs (Say so much)" (duetto con Bryan Adams)
"Candle in the wind"
"Saturday night's alright for fighting" (duetto con Anastacia)
"I'm still standing"
"Don't let the sun go down on me"
"I guess that's why they call it the blues" (duetto con Mary J. Blige)
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