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L’importanza dei Rage Against The Machine si è manifestata tutta in un colpo: il cantante Zack De La Rocha abbandona il gruppo ed esce il nuovo disco dei Limp Bizkit, che non fa che acuire la nostalgia per il gruppo losangeleno. Si, perché l’idea di fondo di Rage e Limp è la stessa, unire rap e hard rock, ma sviluppata in modo totalmente diverso.
I Rage hanno scelto le componenti migliori dei due generi: la rabbia del rock, la politicizzazione del primo rap. I Limp hanno scelto le componenti peggiori: la scontatezza dell’hard e la volgare autoreferenzialità dei testi. Non che non siano bravi, per carità: ci sono diversi pezzi sopra la media in questo disco. Per esempio, la geniale “Take a look around”, che li ha resi noti anche da questa parte dell’oceano, o “Hold on”, cantata insieme a Scott Weiland degli Stone Temple Pilots. E’ che le strutture musicali di questo disco sono ripetitive, se si ascoltano più di tre canzoni; e, se non bastasse, il senso di noia è aumentato dal continuo parlarsi addosso di Fred Durst (espressioni come “Limp Bizkit style”, etc.) e da parolacce che vorrebbero essere trasgressive ma sono solo gratuitamente volgari.
Forse questo genere di musica è fatta più per il contesto musicale americano, come si è già detto, non è priva di pregi e bei momenti. Ma davvero non pare meritare tutta l’attenzione che ha avuto. Dove siete finiti, Rage Against The Machine?
(Gianni Sibilla)
TRACKLIST
“Intro”
“Hot dog”
“My generation”
“Full Nelson”
“My way”
“Rollin’ (Air raid vehicle)”
“Livin’ it up”
“The one”
“Getcha groove on”
“Take a look around”
“It’ll be ok”
“Boiler”
“Hold on”
“Rollin’ (Urban assault vehicle)”
“Outro”





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