“Non sanno suonare, sono dei pupazzi ben vestiti che si agitano a tempo di musica, fanno canzoni banali e inconcludenti… non si capisce cosa ci trovino le ragazzine urlanti…”
No, questa non è una recensione di un album di Boyzone o Backstreet Boys: questo è quanto scrivevano i critici musicali a proposito degli Spandau Ballet negli anni ’80. Chissà se qualcuno, oggi, si è un po’ pentito del vetriolo gettato senza risparmio sugli “Spands”, o verso i loro compagni di successo Duran Duran e Wham!. Viene da chiederselo, perché accostando il meglio della produzione di una qualunque boy-band attuale a dischi come “True” o “Rio”, sembra di azzardare un paragone tra Mordillo e Michelangelo. Speriamo che la nostra non sia spocchia generazionale, perché soprattutto di questo si trattava, quindici anni fa – probabilmente i critici musicali andrebbero abbattuti a 30 anni, prima che comincino a ripetere che “tanto è tutto già sentito” e si incaponiscano sui loro dinosauri preferiti... Ma ascoltando “I’ll fly for you” o “Gold” si coglie persino una certa ispirazione, o perlomeno coerenza stilistica, che è davvero “Gold” rispetto alla banalità abissale che caratterizza l’attuale pop britannico. Con questo non intendiamo dire che gli Spandau Ballet furono grandi: quel poco che hanno fatto di buono, lo hanno fatto nella scia degli ultimissimi dischi dei Roxy Music, dai quali presero anche alcune pretese vagamente art-rock (e già che c’erano, anche l’indirizzo del parrucchiere). E certamente le loro canzoni erano meno ambiziosamente pop-art di quelle degli avversari Duran Duran. Ma nel loro piccolo, i fratelli Kemp e soci sono stati in grado di fare musica commerciale e dignitosa nello stesso tempo, non negandosi qualche scorreria creativa come “Musclebound” o “Chant n.1”. C’è persino una spruzzata di classe in brani come “Only when you leave” e “Communication”, mentre è difficile non avere almeno un breve fremito ascoltando la struggente “Through the barricades”.
Difficile però anche farsi prendere dalla nostalgia per Kemp, Hadley & co.: che avessero dato tutto quello che potevano, e non potessero resistere alla incalzante richiesta di nuovi idoli, si capì all’uscita di “Heart like a sky”, loro ultimo album (non a caso rappresentato in questa raccolta da un solo brano, “Be free with your love”). Finita la vena “dorata” di Gary Kemp, e finito l’interesse del mercato per questo tipo di pop, i 5 ex giovanottoni si sono ritrovati solo di recente in tribunale per questioni di “Gold” – quello vero. E a quanto pare, non è stato un bel momento. Forse è per questo che sulla copertina del disco, proprio sopra la parola “True”, c’è una croce che ricorda molto quella di una pietra tombale.
(Paolo Madeddu)
TRACKLIST
“Gold”
“True”
“Only when you leave”
“Lifeline”
“Communication”
“Instinction”
“Chant n.1 (I don’t need this pressure on)”
“To cut a long story short”
“The freeze”
“Musclebound”
“Paint me down”
“Raw”
“Round and round”
“Highly strung”
“Fight for ourselves”
“I’ll fly for you”
“Be free with your love”
“Through the barricades”
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