Connessioni bloccate ai 'pirati' del Web: i provider irlandesi non ci stanno
20 mar 2009 - Un gruppo di Internet service provider irlandesi, che include le filiali locali di BT, Google, O2, Verizon e Vodafone, si oppone pubblicamente al programma di dissuasione del file sharing pirata propugnato dall’industria discografica, dichiarandosi contrario ai progetti di legge che, come quello attualmente in discussione all’Assemblea Nazionale francese (vedi
News), imporrebbero di sospendere l’accesso a Internet ai
downloader illegali e recidivi dopo un primo avvertimento inviato per e-mail e un secondo richiamo formale recapitato attraverso la posta ordinaria. “La privacy delle comunicazioni è protetta dalle normative europee e irlandesi”, sostiene il gruppo (ISPAI, Irish Service Providers in Ireland) in una lettera aperta; “non ci si può aspettare che gli ISP le ignorino solo perché non rispondono agli interessi di altri soggetti privati”.
L’iniziativa ha preso forma dopo che la locale associazione dei discografici, IRMA, aveva convinto uno dei firmatari della lettera, la società di telecomunicazioni Aircom, a sottoscrivere un accordo extragiudiziale di applicazione del piano anti-file sharer articolato in tre tappe (il cosiddetto
three-strikes plan). Dopo avere ottenuto il consenso di Aircom, l’associazione dei discografici aveva invitato gli altri ISP irlandesi a fare altrettanto, riservandosi in caso contrario di adire le vie legali.
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