Il debutto solista di Steven Wilson: 'Non ascoltatelo sull'iPod, per favore'
Non da oggi, Wilson rifiuta l’etichetta neo prog: ma nei crediti del disco nuovo, accanto ai soliti sospetti (il batterista Gavin Harrison, per esempio), a musicisti jazz come il flautista/sassofonista Theo Travis e al suonatore giapponese di koto Michiyo Yagi spicca il nome di Tony Levin, la testa d’uovo dei King Crimson e della Peter Gabriel Band. “E’ la prima volta che suona in un mio disco ma ci conosciamo bene. Un paio di anni fa la sua band ha aperto qualche concerto dei Porcupine Tree in America: ci suonano Jerry Marotta e Larry Fast, praticamente la vecchia band di Gabriel”. Più che ai nomi storici, però, i critici stavolta lo hanno paragonato a Thom Yorke e Trent Reznor. “Beh, almeno cambiano i riferimenti. Mi lusinga essere paragonato a loro, sono degli innovatori e dei pionieri ma ci tengo a ricordare che abbiamo cominciato in contemporanea. Li ammiro, come ammiro Scott Walker o Richard James alias Aphex Twin. Tutta gente con cui mi piacerebbe collaborare, prima o poi, non fosse per la trafila di manager, agenti e avvocati attraverso cui bisogna passare. Stavolta non ne avevo il tempo, così ho telefonato a gente che già conoscevo e con cui sono in contatto. Ho sempre aspirato a fare una musica che fosse soltanto mia, al di fuori di ogni classificazione. Credo di avere fatto un passo avanti in quella direzione, con questo disco. Di essermi lasciato definitivamente alle spalle le accuse di copiare qualcuno. Il fatto è che sono di gusti eclettici, e non capisco perché tanti altri musicisti non lo siano. Non comprendo come ci si possa confinare volontariamente in un genere soltanto”.
Sarà per questo che i suoi maestri riconosciuti sono i Pink Floyd e Donna Summer? “Proprio così. Per il Natale 1975, io avevo otto anni, mio padre regalò a mia madre ‘Love to love you baby’ e ricevette in cambio ‘The dark side of the moon’. La sera, sdraiato nel mio letto, ascoltavo quei due dischi a ripetizione. Sono diventati i fondamenti della mia educazione musicale: dai Pink Floyd ho appreso l’idea che un album può essere un continuum, un viaggio musicale senza soluzione di continuità. Ascoltare un disco così in modalità casuale su un lettore mp3 è un delitto! Da Donna Summer invece ho imparato il valore della ripetizione e del groove. Il prog? Mi piace, ma è diverso da quello che faccio io. E’ una musica verticalmente complessa, dalle partiture ambiziose. La mia è più semplice, almeno in apparenza. La complessità non sta negli accordi o nelle linee melodiche ma nei dettagli della produzione, nel mutare dei paesaggi, nella stratificazione dei suoni. Prendi ‘No twilight within the courts of the sun’, il terzo pezzo di ‘Insurgentes’. Un unico riff in 21/8 che si prolunga per nove minuti: quel che è interessante è tutto ciò che gli si muove intorno, i crescendo e i diminuendo. Ripetizione e variazione. Un frullato di Pink Floyd e Donna Summer”. Concetti molto frippiani, anche: quel brano ricorda molto i King Crimson… “Ho incontrato Robert Fripp la prima volta quattro anni fa, quando ha suonato con noi in America durante il tour di ‘Deadwing’. Ora mi ha affidato il compito di remixare in surround i primi dieci album di studio dei Crimson, da ‘In the court of the crimson king’ a ‘Three of a perfect pair’. E’ molto eccentrico, Robert. Un folle, nel senso artistico e migliore del termine. Ed è estremamente determinato: come me, sa quel che vuole. Entrare così in profondità nella sua musica, come sto facendo in questo periodo, è un po’ come entrare nella sua testa. I primi due titoli, ‘Red’ e ‘Lizard’, dovrebbero uscire a maggio. Io sono cresciuto con quei dischi, li adoro. Per me i Crimson sono l’archetipo della band capace di reinventarsi e di rinnovarsi costantemente: quasi al punto di diventare irriconoscibili ma conservando un che di assolutamente inconfondibile. Quando ho chiesto a Fripp di lasciarmi remixare i suoi dischi era piuttosto reticente. Ho iniziato con ‘Discipline’ e sapevo che il risultato gli sarebbe piaciuto: tutti i musicisti adorano riascoltare i loro dischi in surround. D’accordo, remixare in 5.1 ‘Kind of blue’ di Miles Davis o ‘Pet sounds’ dei Beach Boys forse ha poco senso. Ma i dischi dei Crimson sembrano fatti apposta, ricchi di strati sonori come sono. Su ‘Lizard’ succedono un sacco di cose bizzarre che in stereo risultano praticamente inudibili. Il surround è la migliore esperienza possibile di ascolto, il grado più evoluto dell’alta fedelta. Sul gradino più basso, invece, ci sono la musica compressa sui file mp3 e l’iPod”.
Fatevi un giro su YouTube, e vedrete come Wilson ama intrattenersi con la magica scatolina musicale della Apple: prendendola a fucilate, smembrandola a colpi di martello, fondendola con la fiamma ossidrica. Perché tanto odio? “Le innovazioni tecnologiche spesso incorporano un elemento di progresso e uno di regresso. Grazie all’iPod oggi si ascolta probabilmente più musica di quanta se ne sia mai ascoltata in passato, e questo è ovviamente un bene. Ma la comodità di ascolto, sull’autobus o mentre si fa jogging, ha preso il sopravvento sulla qualità dell’esperienza. E’ un po’ la differenza che c’è tra il guardarsi un quadro su un cellulare o dal vivo in una galleria d’arte. I capolavori restano capolavori, ma vuoi mettere la soddisfazione di cogliere tutti i dettagli, le tonalità di colore, l’intensità delle pennellate?”. Non resta altro che l’insurrezione armata? Wilson sorride: “Non sono così ingenuo da pensare che gli iPod scompariranno un giorno dalla circolazione. Ma mi piace sollevare la questione, ricordare al pubblico che esiste un’alternativa e un modo migliore di assecondare il proprio orecchio”.
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