EMI: il deficit è pesante, ma meno di prima




03 feb 2009 - “La EMI sta cominciando la sua ripresa e ha fatto passi avanti importanti nel suo cammino verso il successo”. Così l’ad Elio Leoni Sceti commenta i risultati conseguiti dalla major inglese nei sei mesi compresi tra aprile e settembre 2008, contraddistinti da un aumento del 10 % nel fatturato, 737 milioni di sterline, e di ben il 202 % nel margine operativo lordo (EBITDA), salito a 30 milioni di sterline. A dispetto del drastico taglio dei costi d’esercizio conseguito attraverso riduzioni di personale, ridimensionamenti degli anticipi garantiti agli artisti e altre operazioni, il bilancio dell’azienda resta pesantemente in passivo: - 155 milioni di sterline rappresentano un netto miglioramento sullo stesso semestre 2007 (- 324 milioni) ma non fanno dormire sonni tranquilli ai vertici EMI e Terra Firma in considerazione della crisi economica-finanziaria esplosa nell’ultimo trimestre dell’anno scorso e dell’ammontare del debito che devono rimborsare al traballante colosso finanziario Citigroup.
Più in dettaglio, la divisione musica registrata della EMI ha prodotto un margine operativo lordo di 59 milioni di sterline, a fronte di un deficit di 12 milioni l’anno precedente. Le sue vendite digitali sono cresciute del 38 %, a 102 milioni di sterline, e rappresentano ora il 21 % del giro d’affari, mentre le vendite di cd e altri supporti fisici sono calate dell’8 % a 298 milioni di sterline; assorbono tuttora il 62 % del fatturato, ma Leoni Sceti è convinto che da qui a cinque anni la loro incidenza scenderà al di sotto del 40 %. Tra aprile e settembre 2008 sincronizzazioni e licenze hanno fatto guadagnare alla società il 5 % in più (82 milioni di sterline); nel frattempo la società di edizioni musicali EMI Music Publishing ha visto crescere del 7 % il suo margine operativo lordo, a 61 milioni di sterline.
Leoni Sceti ha infine sottolineato i risultati delle nuove politiche aziendali sul fronte dell’A&R, che hanno già portato all’ingresso nel “roster” di grossi calibri della scena internazionale (Willie Nelson, Depeche Mode) ma anche di diversi nuovi talenti.



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