Ricerca AFI: sei milioni di giovani italiani preferiscono il download illegale




12 dic 2008 - In Italia, tra poco più di 7 milioni di adolescenti e giovani adulti che utilizzano Internet per procurarsi la musica preferita, si nascondono 6 milioni di “pirati” più o meno impenitenti. Anzi, non si nascondono neanche: tra coloro che scaricano file audio gratuitamente e illegalmente da eMule e BitTorrent ma anche tramite YouTube o il telefonino (e sono l’85,5 % degli utenti “giovani” di musica digitale) il 36 % dichiara di farlo perché le alternative sono troppo costose, mentre il 57,6 % lo fa a prescindere, e pur sapendo che non sarebbe giusto né corretto in linea di principio.
E’ quanto emerge da una ricerca commissionata dall’AFI, l’Associazione Fonografici Italiani che proprio quest’anno ha compiuto sessant’anni di vita, al CIERRE – Centro Internazionale di Economia, Ricerca e Relazioni. L’indagine, intitolata “I giovani e la musica online” e realizzata sottoponendo un questionario a un campione di un migliaio di italiani di età compresa tra i 14 e i 35 anni di età, conferma sensazioni ampiamente condivise tra gli operatori del settore. Tra queste, l’impressione che il download legale e a pagamento fatichi a farsi accettare dal pubblico (vi ricorre solo il 14,5 % degli intervistati), anche per la scarsa conoscenza che i potenziali consumatori ne hanno: molti di coloro che non hanno mai scaricato musica a pagamento da iTunes o da siti analoghi, quasi otto intervistati su dieci, non ha idea di quanto costi un download legale (99 centesimi di euro).
I risultati dell’indagine ribadiscono anche l’importanza del concetto di condivisione, di scambio e di copia tra i giovani utenti di musica digitale(il 33,9 % la “passa” spesso agli amici, il 48 % “qualche volta”) ma servono anche a sfatare qualche luogo comune. Per esempio, che le giovani generazioni abbiano già voltato in massa le spalle al cd: quest’ultimo resta tuttora il veicolo preferito per procurarsi musica (52,6 % del campione generale, con una percentuale sensibilmente maggiore al Nord dove esistono più negozi di dischi e meglio riforniti), mentre il 38,9 % si rivolge a Internet e solo il 6,2 % al cellulare (ma le percentuali salgono rispettivamente a 47,6 e 13,1 % per i consumatori di età compresa tra i 14 e i 18 anni).
Il consumo “digitale”, comunque, è già una realtà consolidata per una serie di ragioni: perché di un cd interessano mediamente non più di tre canzoni (65,1 % delle risposte), perché il prezzo dei compact disc è ritenuto eccessivo (41,5 %), e perché in Rete, a differenza che nel negozio sotto casa, si trova immediatamente tutto ciò che si desidera (21,2 %). Come convertire questi atteggiamenti e orientamenti in comportamenti di consumo legittimi e remunerativi per autori e industria musicale è, ovviamente, una domanda a cui la ricerca del CIERRE non dà risposta.


TAGS: AFI, BitTorrent, CIERRE, emule, industria musicale, YouTube

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