Torna Lala.com: 10 centesimi per comprare una canzone e ascoltarla solo in rete
22 ott 2008 - Qualcuno ricorda Lala.com, il sito Internet che nel 2006 si proponeva come luogo virtuale di scambio “peer-to-peer” di compact disc (vedi News)? A seguito del suo insuccesso, il vulcanico e camaleontico imprenditore Bill Nguyen si è lanciato in altre iniziative, l’ultima delle quali appena entrata nel vivo: una nuova versione di Lala che propone al consumatore una terza possibilità di scelta tra la fruizione in streaming della musica e la proprietà di un file audio scaricato a pagamento, ovvero l’acquisto di una “Websong” ascoltabile ogni volta che lo si desidera ma soltanto in rete.
Assicuratosi l’appoggio di major discografiche, aggregatori digitali ed etichette indipendenti (sei milioni di canzoni già in catalogo), Nguyen offre un servizio che consente all’utente di ascoltarsi in streaming tutti i brani archiviati nella sua libreria digitale ma anche di acquistare dopo un ascolto completo e gratuito una “copia virtuale” e permamente di quelli che ancora non possiede, al prezzo di 10 centesimi (in base al contenuto della propria discoteca digitale, il sistema raccomanda canzoni e album di potenziale interesse). Per trasformare la proprietà virtuale in reale, acquistando il file mp3 in download, bisogna sborsare altri 79 centesimi (o 89, se prima non si è già acquistata la “Websong”): ed è questo l’obiettivo finale a cui mirano Lala e i suoi fornitori.
“Se la finalità è spingere i consumatori ad acquistare più musica, il modello di prezzo e di vendita esistente non funziona”, sostiene Nguyen. “Pensate ai servizi di musica in abbonamento, che pagano i fornitori su ogni singolo stream incassando una cifra fissa dai consumatori: se sei un grande ascoltatore, finisci per costare al servizio più di quanto gli rendi”. E se invece gli utenti decidessero di accontentarsi del possesso virtuale della musica, spendendo 10 centesimi invece di 89? Sulla base dei primi test effettuati su 300 mila clienti di Lala, Nguyen è ottimista: il 30-40 % di coloro che hanno acquistato una “Websong” hanno finito poi per comprarsi anche l’mp3. Michael Nash, responsabile delle strategie sulla musica digitale e del business development di Warner Music (uno degli investitori di Lala), è convinto che il modello possa funzionare: “La proprietà virtuale rappresenta un’opzione significativa per il consumatore, una via di mezzo tra il puro ascolto in streaming e la proprietà concreta di un file. Se il sistema avrà successo altri vorranno imitarci e cercheremo di vendergli le licenze”. Nguyen, intanto, ci tiene a ringraziare le case discografiche che hanno subito appoggiato la sua proposta: “Per la prima volta l’industria ha costruito un prodotto pensando al futuro, e non in reazione a ciò che la gente sta già facendo”.
TAGS: Bill, industria musicale, Lala.com, Michael, Music, Nash, Nguyen, Warner, Websong
Assicuratosi l’appoggio di major discografiche, aggregatori digitali ed etichette indipendenti (sei milioni di canzoni già in catalogo), Nguyen offre un servizio che consente all’utente di ascoltarsi in streaming tutti i brani archiviati nella sua libreria digitale ma anche di acquistare dopo un ascolto completo e gratuito una “copia virtuale” e permamente di quelli che ancora non possiede, al prezzo di 10 centesimi (in base al contenuto della propria discoteca digitale, il sistema raccomanda canzoni e album di potenziale interesse). Per trasformare la proprietà virtuale in reale, acquistando il file mp3 in download, bisogna sborsare altri 79 centesimi (o 89, se prima non si è già acquistata la “Websong”): ed è questo l’obiettivo finale a cui mirano Lala e i suoi fornitori.
“Se la finalità è spingere i consumatori ad acquistare più musica, il modello di prezzo e di vendita esistente non funziona”, sostiene Nguyen. “Pensate ai servizi di musica in abbonamento, che pagano i fornitori su ogni singolo stream incassando una cifra fissa dai consumatori: se sei un grande ascoltatore, finisci per costare al servizio più di quanto gli rendi”. E se invece gli utenti decidessero di accontentarsi del possesso virtuale della musica, spendendo 10 centesimi invece di 89? Sulla base dei primi test effettuati su 300 mila clienti di Lala, Nguyen è ottimista: il 30-40 % di coloro che hanno acquistato una “Websong” hanno finito poi per comprarsi anche l’mp3. Michael Nash, responsabile delle strategie sulla musica digitale e del business development di Warner Music (uno degli investitori di Lala), è convinto che il modello possa funzionare: “La proprietà virtuale rappresenta un’opzione significativa per il consumatore, una via di mezzo tra il puro ascolto in streaming e la proprietà concreta di un file. Se il sistema avrà successo altri vorranno imitarci e cercheremo di vendergli le licenze”. Nguyen, intanto, ci tiene a ringraziare le case discografiche che hanno subito appoggiato la sua proposta: “Per la prima volta l’industria ha costruito un prodotto pensando al futuro, e non in reazione a ciò che la gente sta già facendo”.
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