Cesare Cremonini, 'Primo bacio sulla luna': 'Se fossi morto in studio...'




Cesare Cremonini, 24 set 2008 - Cesare Cremonini ha deciso di cambiare, per il suo nuovo disco. Il quinto, contando l'esordio con i Lùnapop e il live seguito al secondo disco solista “Maggese”. Ma il primo con un titolo “narrativo” dopo parole strane, onomatopeiche (“...Squérez?”, “Bagus”, “Maggese”). “Il primo bacio sulla luna” - Il disco esce venerdì 26 - ammicca al passato e al futuro, spiega Cesare a Rockol, sempre accompagnato dal fido Ballo e dal produttore Walter Mameli. “Dedico sempre molta attenzione ai miei titoli, e questo è uno che mi incuriosiva, mi piaceva. E' uno sguardo al passato, perché mi ricorda i Lùnapop e il romanticismo studiato a scuola, ma anche al futuro: mi piace questa idea di esportare l'amore nello spazio, perché è l'amore che ci qualifica come esseri umani”.
L'anno prossimo ricorre il decennale di “50 special” e dell'avvio della carriera. E nel disco c'è un altro accenno al passato, “Il pagliaccio”: “L'ho scritta a 16 anni, era già presente in '...Squérez?' come ghost track cantanta da una bambina nostra amica che aveva imparato a memorie le nostre canzoni. C'era valsa tre denunce per satanismo, figurati”.
Ma i riferimenti al passato finiscono qui: “Il primo bacio sulla luna” è il disco della maturità artistica di Cremonini, che non rinnega il pop che l'ha fatto conoscere ma guarda avanti, con canzoni come “Le sei e ventisei”, il nuovo singolo dopo “Dicono di me”. “In generale la narrazione nelle canzoni c'è”, spiega Cesare partendo dallo spunto del titolo. “Le canzoni del disco narrano più storie, sono dei piccoli racconti; 'Le sei e e ventisei' l'ho scelta come singolo perché esemplifica questo atteggiamento, radiofonica o no che sia. Io sono cresciuto con il pop degli anni '80 che più che raccontare storie ti presentava un protagonista immobile, fermo a guardarsi. Mi piace l'idea di raccontare un protagonista che ha una vita, si muove esce e incontra il mondo, un po' come facevano i cantautori negli anni '70”.
Da questo punto di vista, continua Cesare, “Dicono di me” è stata fraintesa: “E' una canzone d'amore, che parla della vita comune e che nasce dagli echi di mia madre, che mi diceva di non uscire con l'amico con l'orecchino, di studiare e così via. Siamo tutti un po' superficiali, schiavi del pregiudizio. Di certo mon parlo della mia condizione di artista e persona pubblica, lungi da me. Un artista che parla della propria condizione si dimentica di cosa sta facendo, è noioso”.
Un'altra grossa novità nella vita di Cesare è il nuovo studio MilleGalassie, costruito a Bologna: “Mi ci sono trovato benissimo, incidendo il disco ad agosto a Casalechhio Di Reno, isolato e concentrato. Se fossi morto nello studio non se ne sarebbe accorto nessuno...”. “Anzi si, perché avevamo messo le webcam per quello”, interviene Ballo.
Cesare e Ballo andranno in tour a novembre: “Sarà più carico, meno orchestrale del disco, e più elettrico: ho cercato di dare delle fondamenta solide alle canzoni per poterle portare su un palco. Arriverà all'anno prossimo quando festeggeremo i 10 anni da “50 special”, quindi dall'inizio della nostra carriera”.



TAGS: Balestri, Ballo, Cesare Cremonini, Mameli, musica italiana, Nicola, Walter

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