Fine di un'era: Sony BMG mette da parte Clive Davis, il 'music man'
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18 apr 2008 - Clive Davis, leggendario discografico e “music man” americano fino a poche ore fa responsabile mondiale del gruppo di etichette raccolte sotto l’ombrello di BMG, ha 76 anni suonati. Forse per questo, più che per presunti demeriti (la sua ultima pupilla è una certa Leona Lewis, chartbuster da una parte e l’altra dell’Atlantico), Sony BMG ha deciso di toglierlo dal campo di battaglia ritagliandogli un ruolo non esecutivo di “principale responsabile creativo” dell’azienda (in questa veste dovrebbe continuare a dire la sua sulla carriera delle superstar di famiglia). D’altra parte la sua sostituzione con Barry Weiss, ex presidente Zomba e luogotenente di Clive Calder, rientra in un rimescolamento generale dei vertici aziendali deciso dal ceo tedesco Rolf Schmidt-Holtz che ha sorprendentemente per vittima principale, accanto al chief operating di Sony BMG Tim Bowen, proprio il braccio destro di Davis, Charles Goldstuck. I motivi sono difficili da decifrare: anche se al New York Post una fonte anonima ha riferito che “Schmidt-Holtz non vedeva molta azione da parte di quelle persone, mentre aveva sott’occhio i loro stipendi molto elevati” (pare Davis da solo guadagnasse 10 milioni di dollari all’anno). A Weiss faranno capo d’ora in poi tutte le etichette del gruppo: RCA Records, Jive, J Records, LaFace, Arista, Volcano, Verity, GospoCentric e Fo Yo Soul, mentre a Richard Sanders, già responsabile del marketing globale, viene assegnato anche il comando della divisione internazionale della corporation da cui dipende anche la filiale italiana.
Davis è nel music business dagli anni ’60: alla Columbia Records, di cui diventò presidente nel 1967, portò artisti come Janis Joplin, Bruce Springsteen, Billy Joel, Chicago e Santana; nel 1974 se ne andò per fondare la Arista, con cui lanciò Whitney Houston e mise sotto contratto, tra gli altri, Patti Smith, Annie Lennox, Dionne Warwick, Toni Braxton e i Kinks; nel 2000, dopo un brusco divorzio da BMG (che poi, proprio sotto il nuovo management di Schmidt-Holtz, pagò a peso d'oro il suo rientro) creò un’altra etichetta, J Records, scoprendo Alicia Keys e rivitalizzando la carriera di Carlos Santana con l’album “Supernatural”. Da quel momento ha cominciato a lavorare a stretto contatto anche con i talent show televisivi, ingaggiando gli artisti emersi in trasmissioni come American Idol e X Factor (Leona Lewis, appunto).
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Davis è nel music business dagli anni ’60: alla Columbia Records, di cui diventò presidente nel 1967, portò artisti come Janis Joplin, Bruce Springsteen, Billy Joel, Chicago e Santana; nel 1974 se ne andò per fondare la Arista, con cui lanciò Whitney Houston e mise sotto contratto, tra gli altri, Patti Smith, Annie Lennox, Dionne Warwick, Toni Braxton e i Kinks; nel 2000, dopo un brusco divorzio da BMG (che poi, proprio sotto il nuovo management di Schmidt-Holtz, pagò a peso d'oro il suo rientro) creò un’altra etichetta, J Records, scoprendo Alicia Keys e rivitalizzando la carriera di Carlos Santana con l’album “Supernatural”. Da quel momento ha cominciato a lavorare a stretto contatto anche con i talent show televisivi, ingaggiando gli artisti emersi in trasmissioni come American Idol e X Factor (Leona Lewis, appunto).
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