Juanes presenta il suo album a Milano, con lui anche Pau (Negrita)
23 gen 2008 - “Otra, otra, otra”: il concerto è finito, Juanes e i suoi musicisti sono scesi dal palco per rintanarsi nel piccolo camerino celato da una tenda, ma il pubblico ne vuole ancora e lo dimostra con un coro intonato nella lingua madre del cantante.Si potrebbe dire che è stato lui a cominciare: per tutta la durata dello show case milanese che si è tenuto (ieri, martedì 22 gennaio) alla Salumeria della Musica, il trentacinquenne latino si è infatti rivolto al pubblico in spagnolo, creando scompiglio tra le donne, sue connazionali, che in quelle parole hanno subito respirato aria di casa.
Juanes non ha ceduto alla richiesta: nessun “bis”. Ma è stato perdonato, perché nei cinquanta minuti precedenti ha dato tutto sé stesso sul palco.
Le canzoni presentate erano quelle del nuovo album, “La vida… es un ratico” (ovvero “la vita è un momento”), quarta pubblicazione del cantante colombiano di Medellin, nei negozi da ottobre.
Non sembra essersi montato la testa per quei dodici Latin Grammy e per il disco di diamante assegnatogli in Messico: sul palco veste solo la sua chitarra, sopra la sobria maglietta nera che indossavano anche il suo tastierista, il percussionista ed il chitarrista.
Il concerto è cominciato con alcuni brani estratti dall’album, tra cui “Me enamora”, ma l’apice dell’esibizione si è consumato sul finire dello show: prima di intonare “Minas Piedras” (che nella versione su cd è duettata con Calamaro), Juanes ha invitato sul palco Pau dei Negrita.
“Questo Juanes è proprio un bravo ragazzo”, ha esordito il cantante italiano: “Minas piedras” è un brano dedicato alla lotta contro le mine antiuomo e il narcotraffico, due flagelli della terra natia del colombiano, che a sostegno di questa causa ha fondato l’associazione “Mi sangre”.
La fondazione è nata al fine di sensibilizzare il resto del mondo su questo problema e di offrire un aiuto alle vittime delle mine: da quest’anno, a fianco dell’associazione, ci saranno anche l’Inter Campus di Cali e Rio Negro, due mete che il cantante visiterà nel corso del suo tour mondiale (in partenza a marzo dagli Stati Uniti).
Tra italiano e spagnolo, Pau e Juanes hanno intonato la canzone sostenuti dalle voci degli astanti, tra i quali si nascondevano anche alcuni giocatori dell’Inter (che hanno presenziato in rappresentanza della squadra, promotrice del programma di Responsabilità Sociale d’Impresa dell’FC Internazionale).
Un altro messaggio umanitario, questa volta di fratellanza tra i popoli, è stato proposto poco dopo con il brano “Bandiera de manos”, così introdotto: “Bandiere diverse sorrette da mani di colori diversi, lingue diverse e diverse culture: ma siamo tutti esseri umani, siamo la stessa cosa”.
Infine, prima di lasciare il palco, Juanes ha concesso due fuori programma: il cavallo di battaglia “La camisa negra” (tratto dal precedente album “Mi sangre”, del 2004), e un omaggio al suo paese, ovvero una “cumbia” dal repertorio tradizionale della musica colombiana.
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