Guy Hands ha confermato alla stampa inglese (e in particolare al sito MusicWeek.com) la brutta notizia circolata ieri: per diventare “la società musicale più innovativa, artist-friendly e orientata al consumatore del mondo”, la EMI dovrà lasciare a casa tra le 1.500 e le 2.000 persone nel mondo. La radicale riorganizzazione del gruppo, che conta attualmente circa 5.500 dipendenti, avrà luogo nell’arco di sei mesi e comporterà l’eliminazione di duplicazioni di funzioni, la concentrazione delle etichette del gruppo sulle funzioni di A&R, l’accorpamento delle attività di produzione, vendita, marketing e distribuzione in un’unica divisione, lo sviluppo di nuove partnership con gli artisti alla ricerca di nuove fonti di introito. Nel complesso tali interventi di riorganizzazione, molti dei quali (dice la EMI) suggeriti dallo staff, dagli artisti e dai loro manager, permetteranno di ridurre i costi di gestione di circa 200 milioni di sterline all’anno.
“Crediamo di avere ideato per il gruppo una nuova e rivoluzionaria struttura che ne migliorerà ogni area di business”, ha detto Hands anticipando i contenuti del suo attesissimo discorso odierno in un cinematografo di Londra. “I cambiamenti che annunciamo oggi permetteranno a questa impresa simbolo di continuare a produrre grande musica in modo sostenibile e profittevole”.